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L’Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone accolto dalla comunitá Squillacese A riceverlo é il Sindaco


© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. L’Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone accolto dalla comunitá Squillacese. A riceverlo il Sindaco con il Prefetto e gli amministratori locali del comprensorio. “Non posso darvi soluzioni per tutti i problemi, non ho risposte per tutti i vostri dubbi o timor ma posso, però, ascoltarli e dividerli con voi” dichiara il presule.


Non posso cambiare né il vostro passato né il vostro futuro; però, quando serve, vi sarò vicino. Non sono gran cosa, ma sarò per voi tutto quello che posso essere”. Con questi sentimenti ha fatto ingresso il 4 giugno a Squillace il nuovo arcivescovo mons. Vincenzo Bertolone, insediatosi ufficialmente la domenica precedente a Catanzaro. Il presule, rendendo nota anche la volontà di dare impulso al processo di beatificazione di Cassiodoro, si è presentato alla comunità squillacese e del comprensorio, che lo ha accolto numerosa al suo ingresso in città, fino al 1986 sede di autonoma diocesi.


Atteso dal clero e dalle autorità civili e militari dinanzi alla chiesa parrocchiale di Squillace Lido, dopo il saluto rivoltogli dal parroco, don Piero Puglisi, l’arcivescovo ha proseguito fino al centro storico. Qui ha ricevuto l’abbraccio del sindaco, Guido Rhodio, che nell’esprimere la gioia della popolazione e dei suoi colleghi sindaci del comprensorio, ha ricordato la nobile storia di Squillace, segnata dalle civiltà greca e romana e dal connubio con il cristianesimo, con qualche riflessione.


A mons. Bertolone il sindaco ha consegnato una opera d’arte realizzata dal maestro orafo calabrese Michele Affidato. “E’ per me – ha detto Rhodio - una grande emozione e un grande onore porgerle a nome di Squillace, di tutti gli squillacesi residenti o sparsi nel mondo, a nome dei colleghi sindaci del comprensorio e di tutte le autorità civili il più caloroso saluto di benvenuto. Lei giunge in un momento non ordinario della vita di Squillace. Molti segni ci dicono che siamo immersi dentro un vero e proprio passaggio d’epoca, forse il più profondo processo di cambiamento dalla fondazione della città medioevale e moderna. Non parlo della situazione sociale, che da meridionale Ella conosce benissimo: i giovani, il lavoro, la stessa criminalità organizzata in alcune realtà contermini, mettono tutti a dura prova, col rischio di vedere crollare tutta l’impalcatura su cui reggeva la civiltà di questo comprensorio. Noi stessi da alcuni decenni siamo una città più complessa, non più contenuta nelle sue mura medioevali, in cui al ceppo coeso dalla comune storia ed identità, si aggiungono i nuovi quartieri di Squillace Lido e di Fiasco-Baldaia, destinati a svilupparsi velocemente, inframmezzati dalla nuova superstrada 106, vera cerniera di snodo rapido del territorio con i punti nevralgici della Calabria.Viviamo quindi una fase che, senz’altro, ha le caratteristiche, la forza e la dirompenza per imprimere i tratti fondanti di un nuovo sviluppo per un lungo periodo: a questa fase servono, perciò, tutte le energie, tutte le forze, tutte le volontà di cui la nostra comunità può disporre, ed in questo resta cruciale la Chiesa, il suo patrimonio di valori e di stimoli, ideali e pratici, l’ancora sicura per l’inveramento di nuovi cieli e di una terra nuova.


Poi ha richiamato la figura di monsignor Antonio Melomo, rettore e professore del Seminario di Cassano, decano del Capitolo di Cassano e canonista di Curia, ordinato vescovo di Squillace il 22 maggio 1922 e rimasto alla guida della Chiesa particolare locale fino al 1927. Il presule ha ricevuto poi l’abbraccio e un omaggio floreale dei giovani della parrocchia di San Pietro, guidati da padre Enzo Lazzaro: i giovani gli hanno donato anche la croce pettorale in argento bagnata nell’oro con pietre preziose, opera dell’orafo squillacese Luigi Mungo; quelli della pastorale giovanile un piatto in ceramica; i ragazzi dello Csi, guidati da frate Franco Lio, un pallone. Mons. Bertolone si è recato successivamente in visita alla necropoli cristiana del V-VI secolo, all’interno del castello.


In corteo si è recato prima al monumento della Pace, poi, in piazza del Vescovado, ha deposto una corona di fiori alla statua dell’Immacolata ed è entrato nella concattedrale, dopo aver baciato il crocifisso portogli dal parroco don Giuseppe Megna. Si è, quindi, soffermato in preghiera davanti alle reliquie del patrono S. Agazio, insediandosi sulla cattedra episcopale salutato dal decano del capitolo concattedrale, monsignor Raffaele Facciolo. “E’ il cuore di Squillace cattolica che – ha affermato mons. Facciolo - le dice oggi: benvenuto. Il qui del tempo: che bello questo krònos che attende di diventare sempre più kàiros di Dio. La sua venuta è il kàiros per il luogo della sua missione pastorale e per il tempo già iniziato il 29 maggio nella cattedrale di Catanzaro e che questo 4 giugno più unisce e più riannoda”. Nella sua omelia, parafrasando Cassiodoro, l’arcivescovo si è soffermato sul fascino e sulle bellezze di Squillace, “città che pende come un grappolo sui colli, non perché si inorgoglisce della difficile ascensione, ma per ammirare i campi verdeggianti e il ceruleo dorso del mare”, rivolgendo un pensiero “ai vescovi e i sacerdoti che hanno servito con dignità questa Chiesa particolare, tra i quali monsignor Morisciano, che portò i Salesiani a Borgia e a Soverato; e Monsignor Elli, che si prodigò per i lavoratori istituendo le cooperative sociali”. Entrando nel vivo della Sua riflessione, incentrata sul senso e sul significato della festa dell’Ascensione, richiamo Messia che invita i cristiani, “per essere credibili, a sapere suscitare stupore attorno a sé per dare sulla terra segno visibile del mistero di Cristo”, mons. Bertolone ha aperto il suo cuore alle centinaia di fedeli accorsi a festeggiarlo. “Vengo in mezzo a voi con la trepidazione di chi ha coscienza dei propri limiti.


Nella mia opera pastorale tra voi trovo la strada spianata dall’eccellente lavoro pastorale sia del compianto e veneratissimo monsignor Armando Fares, sia delle loro Eccellenze, i monsignori Cantisani e Ciliberti, pastori veramente esemplari e, perciò, tanto amati”. Ha aggiunto il Presule: “Il mondo che cambia con ritmi incalzanti e accelerazioni impetuose parla ormai linguaggi diversi da quelli del Vangelo e della cultura cristiana. Nell’era della globalizzazione viviamo nell’eclissi del sacro e nella rinuncia al senso delle cose. Si è smarrito ogni fondamento di verità: non avendo più certezze metafisiche, ci accostiamo con sospetto anche alla fede. Nondimeno, c’è ancora, per nostra fortuna e consolazione, chi cerca Dio. Per costoro occorre allora chiedersi quali tratti del Cristo sia necessario che l’uomo credente riscopra e testimoni per poterne parlare credibilmente”. Poi, a sorpresa, tra gli applausi, l’annuncio: “La parola non basta più: servono l’immagine, la rappresentazione, il frutto maturo di un’esperienza visiva, di un contatto concreto con la Persona viva del Signore. Per tale motivo, cercherò di dare un forte impulso alla causa di beatificazione ed al culto di Cassiodoro”.


Al termine, richiamati i problemi quotidiani che assillano sul piano spirituale, materiale e sociale, persone e famiglie ed invitate la società e le istituzioni a scommettere sui giovani, sui quali oggi pesano non soltanto le condizioni e le contraddizioni materiali e l’insicurezza di valori ideali, ma anche l’incertezza economica e le tensioni derivanti dai problemi sociali, il presule ha concluso con l’esortazione “ad aprire cuore e menti alla speranza: spesso, si cerca di rimandare ogni nuovo inizio, lasciando scorrere quel tempo che è prezioso perché ci è stato assegnato dal Creatore. Nel mio piccolo, amo credere di poter essere la scintilla della fiducia in un cammino di cambiamento. Come un fratello maggiore, sarò un compagno di viaggio che condivide le stesse domande, che partecipa alle stesse esperienze di dolore e di gioia, che dubita, teme, spera e talvolta anche piange, ma mai si sottrae ai sogni ed ai progetti di una fede più salda ed autentica, per una vita ed un mondo migliori”.


Centinaia i fedeli giunti a Squillace per festeggiare il nuovo pastore con il prefetto di Catanzaro, parlamentari, rappresentanti della Regione, il presidente della Provincia, i sindaci di tutti i Comuni del comprensorio, autorità civili, militari, forze dell’ordine, rappresentanti sindacali, della scuola, delle associazioni, dei movimenti. Un’accoglienza indescrivibile che ha colto di sorpresa e ha “lasciato di stucco”, come ha detto lo stesso arcivescovo, Mons. Vincenzo Bertolone .


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