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  • © Angela Saieva

Incontro con don Angelo Ragosta della Mci di Mühlacker


© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. A pochi mesi dell’insediamento nella Missione Cattolica Italiana di Mühlacker, Vaihingen/Enz, incontriamo don Angelo Ragosta che si racconta ai nostri microfoni. Con lui approfondiamo alcuni suoi pensieri, temi e progetti destinati alla sua nuova comunità affidata, partendo però da una premessa “per giusta correttezza” e quindi da una sua breve autopresentazione, per correggere umilmente alcune piccole inesattezze che ha letto di recente, in riguardo al motivo della sua venuta qui.


Le diamo il benvenuto don Angelo nei nostri studi televisivi e altrettanto nella sua nuova comunità di Mühlacker Vaihingen/Enz. A Lei la parola.

Sì, grazie. Mi chiamo don Angelo Ragosta e ho quarantadue anni, a fine marzo ne compirò quarantatré. Sono diocesano di Napoli e sto in Germania da oltre cinque anni. Perché sono giunto qui? Perché, tramite mia sorella che abita in Augsburg, ho conosciuto le realtà delle missioni all’estero, per gli italiani che non conoscevo. Mi è nato quindi nel cuore questa volontà, questo desiderio di portare quello che è l’esperienza delle nostre comunità in Italia qui in Germania, per gli emigrati, come accompagnamento spirituale, come incontro con il Signore, appunto. Come cammino di fede, affinché, nonostante lontani da casa, lontani dalle proprie tradizioni e che sappiamo che qui la vita è diversa, possono comunque trovare un momento di accoglienza e di casa anche nel vivere la loro fede quotidiana, attraverso le varie celebrazioni e soprattutto l’Eucarestia domenicale. Dicevo quindi, sono qui dal primo di settembre 2017. Sono stato nella comunità di Wuppertal a Mettmann per cinque anni. Adesso, dal primo novembre 2022, ho preso il posto del caro padre Antonino Grassia che dopo quarantatré anni, è andato anche lui in pensione, al riposo…, ma è ancora lì, quindi, concelebriamo insieme e si cammina ancora fianco a fianco.

Poiché ha conosciuto la comunità di Mühlacker, le chiedo come l’ha accolta e come si è rivolta a Lei?

Fondamentalmente come tutte le comunità qui, diciamo, di lingua italiana. Specialmente quelle composte, per la maggior parte, da persone del sud. Perché qui, ci sono pure molti siciliani. Sono stato accolto con molto calore, con molto affetto. È la comunità che pur più piccola rispettosa quella in cui prima ero, è molto vivace. Ha molta volontà di camminare e di mettere… come dire, in cantiere tante cose, per crescere la fede e per camminare insieme, appunto, verso Dio.


Mi permetta padre, lei è giovanissimo, quindi porta anche una ventata di gioventù qui a Mühlacker. Ha dei progetti particolari in merito?

C’è un gruppo di giovani con cui noi vogliamo iniziare un percorso. A breve iniziamo con la celebrazione Eucaristica il giovedì e dopo Adorazione Eucaristica con Cantis Rinnovamento. Un po’ per portare le persone a pregare in maniere un poco più, come dire, no migliore, diversa! Per cercare un po’ di coinvolgere, iniziamo quindi con questa esperienza e poi man mano vediamo pure le necessità. Perché vogliamo sempre rapportarci con le comunità tedesche e quindi a vedere gli spazi che possiamo prendere e tutte le attività poi da poter metter in cantiere. Già però, in questi primi mesi che sono tre adesso per la comunità, sta rispondendo e sono contenti di continuare a camminare. Non iniziare, perché hanno camminato con padre Antonino Grassia, quindi io non vengo a distruggere o fare meglio quello che è fatto. Si continua a farlo e si cerca di andare, ecco, insieme uno accanto all’altro verso il Signore.

A dicembre è venuto a mancare una figura fondamentale per la Chiesa, Benedetto XVI, vuole esprimersi in merito?

A me piace guardare oltre e più che parlare di perdita, mi permetta di cambiare la parola, dire guadagno. Perché, se prima avevamo sì un Papa emerito, un grande teologo e un grande uomo di fede prima di tutto qui in terra, andato in cielo, adesso direttamente può intercedere presso Dio per la Chiesa. É certamente, come l’ha servita qui in terra, continuerà a servirla e a intercedere per tutti nel cielo. Poi, sì è vero, ci rammarica averlo “perso” però, in realtà, dovremmo essere felici. Dovremmo imparare a cantare “Gloria” ai nostri funerali perché se la nostra fede cedile che tutto lo facciamo, lo viviamo in funzione di quell’incontro, ecco, quell’incontro non può essere un funerale, dovrebbe essere una festa e quindi, questo, dev’essere anche per noi motivo di crescita nella fede. Perché, quando si avvicini quel giorno non sia un giorno triste ma un giorno di gioia, perché quel Dio che abbiamo creduto, quel Dio che abbiamo sperato, quel Dio che abbiamo pregato e quel Dio che spesso e quasi ogni giorno tocchiamo con mano quanto ci ama, andiamo a incontrarlo faccia a faccia.


Essendosi insediato da poco in questa comunità, c’è la vocazione anche da parte sua di girare casa per casa, come fanno altrettanti suoi confratelli?

Sì, anche questa è un’idea, un proposito da poter fare. Ovviamente, essendo all’inizio, devo conoscere bene le persone perché tanti t’invitano e chiedono di passare a prendere un caffè, o anche per altro. Non vorrei però, come dire, diventare invadente ma aspetto che le persone mi aprono la porta e quindi poi lì, iniziare un rapporto bello profondo, di amicizia e di cammino nella fede.

Che effetto le ha fatto ricevere un augurio di ben venuto da Don Gregorio Milone, delegato delle Mci in Germania e Scandinavia e editore del longevo Corriere d’Italia?

Ma, fa sempre piacere ricevere auguri e congratulazioni da parte di un superiore che ci gestisce, qui in Germania. D’altro canto, dico sempre alla mia comunità, loro dicono che sono un dono, io dico aspettate, perché a Napoli possiamo fare anche i pacchi, quindi, prima di dire che sono un dono… aspettate. No, questo per stempiare un poco. No, a parte gli scherzi, fa piacere, d’altro canto però uno si rende conto anche di quale aspettative e di quali impegni è chiamato a sostenere… non dico per non deludere la comunità, o che ripone speranze in te ma per cercare di dare il meglio e che tutti possono sentirsi raggiunti e quindi, avere un cammino della vita più leggero, più facile. Tante volte diciamo di credere, però poi viviamo da orfani, no? Lasciamo che Dio cresca lì, per i fatti suoi, pensando che “Lui” sia totalmente disinteressato a noi, quando in realtà non è così. Però, se non sperimentiamo, non lo lasciamo poi entrare nelle nostre esistenze e nelle nostre vite quotidiane.


Le comunità, in questo periodo, sono mobilitate ad aiutare la tragica situazione dell’Ucraina. Lei, ha previsto un qualcosa in proposito?

Ancora non ci siamo mossi, però di certo con il parroco tedesco stiamo programmando qualcosa. Per il momento, visto che sono appena arrivato, sto cercando un attimo di conoscere bene le comunità e quindi le varie zone che appartengono alla Missione. C’è però il pensiero, di sostenere la situazione “Ucraina” come anche già faccio con altre situazioni, perché ho un amico in Guatemala, padre Angelo Esposito, anche lui di Napoli. Lui ha un’associazione, lì anche ha costruito, ha un ospedale, spesso lo aiuto. Come anche un altro amico che è prete in India. Abbiamo quindi le mani in pasta e cerchiamo un po’ di raggiungere tutte le situazioni, vicine e quelle lontane.

Posso spulciare tra i suoi pensieri, se c’è, qualche programma o progetto per la sua nuova comunità di Mühlacker?

I progetti sarebbero tanti. Ovviamente bisogna anche saperli incarnare, perché magari la teoria è facile. È facile progettare, però è ancora più facile progettare cose accampate per aria. Occorre quindi vedere, stare accanto alle persone, stare accanto alla comunità e man mano crescere insieme. Ripeto, partiamo con Adorazione Eucaristica ogni giovedì a Mühlacker, con la celebrazione della messa. Poi vediamo anche nelle altre zone come fa una celebrazione, settimanale e non solo la domenica, in modo che ci si possa incontrare piú spesso e poi vedere anche i vari percorsi che si possono fare di catechesi, o di incontro di preghiera, come anche di accompagnamento nella vita quotidiana.


Don Angelo, ringraziando la sua venuta nei nostri studi televisivi e la sua disponibilità, le lascio la parola, per fare un saluto alla sua nuova comunità di Mühlacker Vaihingen/Enz.

In primis un grazie per l’accoglienza che ho ricevuto e che non ho meritato. D’altronde, un po’ si finalizza quello che Gesù dice nel vangelo, dice: “cercate prima il Regno e la giustizia di Dio e tutte queste altre cose, vi saranno date in aggiunta” e essendo” anche da solo” sperimenta questa grazia di famiglie, di padri, di madri, di amicizie e cento volte tanto. Grazie quindi per questo. Spero che, con tutti i mie limiti e con la mia umanità perché, ripeto, non sono santo e nemmeno ancora proclamato santo, siamo tutti in cammino, però ecco, di portarvi davvero, di andare insieme verso il Signore. Escurgere quello sguardo di Dio che ogni giorno ci raggiunge. Sentirsi amati e questo qua è un po’ il fulcro della conversione, non è un Dio che ci comanda a bacchetta, non è un Dio che sta lì a vedere se sbagli oppure no. È un Dio che ci ama e in quanto amati, allora sì che possiamo corrispondere a questo amore. Vi ringrazio per lo spazio che mi avete dato, attraverso la vostra emittente TeleVideoItalia.net e il Corriere d'Italia per cui scrive, so quanto lavoro c’è ancora dietro ogni vostra intervista o servizio che realizzate. Buon proseguimento. Il servizio televisivo redatto in collaborazione con la SDA FotoVideo Production e visibile sui siti ufficiali di televideoitalia.net e corriereditalia.de


Servizio televisivo e stampa, redatto dagli studi televisivi di TeleVideoItalia Angela Saieva in collaborazione con la SDA FotoVideo Production, Channel-TV TeleVideoItalia.de, Corriere d'Italia, AISE SINE - © by TeleVideoItalia.net - Tutti diritti riservati.

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