Gatto Panceri, vent’annidi carriera.

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a vent’anni di carriera, scambiamo quattro chiacchiere con l’artista monzese Gatto Panceri.

 

A distanza di tempo, quanto devi a quel “Gatto” in funzione artistica?
Il mio vero nome è Luigi Giovanni Maria Panceri. In quel periodo i cantanti avevanodei nomi strani e cognomi normali:Vasco Rossi, piuttosto che Zucchero Fornaciariecc., quindi ho detto perché no un Gatto Panceri?.

Sei in grado di scegliere tra la tua “prole artistica” il “figlio” chemeglio “ti veste”?
Le canzoni le vesto io, perché i miei dischi sono firmati, testi,musica e anche arrangiamenti. Quindi, in qualche modo, mi rispecchiano. Nonsono uno che s’affida tantissimo agli altri. Sono abbastanza egocentrico.

 

Vanti plurime e prestigiosecollaborazioni con Giorgia, Morandi, Bocelli, Leali, Mina, Fogli, Baglioni, Meneguzzi ecc. Il tuo prossimo obbiettivo?
Sai, a me piacerebbe molto lavorare con Elisa, ma lei scrive giá le sue canzoni. Mi piacerebbe lavorare anche con Tiziano Ferro e Giusy Ferreri.

 

Ai trovato intesa con Patrick Djinas, Mogol, Gianni Bini e tanti altri, c’è a chidevi un grazie particolare e a chi invece avresti gradito maggiore sintonia?
Nooo! Assolutamente! Queste persone le ho scelte tutte nel periodoesatto. Patrick é davantia tutti, perché mi ha scoperto. Iervolino m’ha fatto vincere due dischi d’oro.Boursier con “Passaporto” anche. Bini m’ha aiutato a fare un disco coraggioso, tra il “Rock” e l’elettronica, Danilo Ballo mi sta dando la soddisfazione diavere “S.O.S.” in classifica. Quando i lavori vanno bene, sono tutti vincenti.

 

A distanza di qualche anno, come stiamo a viabilitàsonora o c’è dell’altro?
Siamo messi sempre più male. In televisione c’è la tendenza a darespazio soprattutto agli interpreti e non ad andare a scovare le persone che siscrivono le canzoni. Per cui stiamo avendo tutta una serie di nomi, ancheinteressanti dal punto di vista vocale ma che non sappiamo cosa fargli cantare.Se noi continuiamo a fare X-Factor ed Amici in cui si dà esclusivamenteimportanza alle voci e dove sentiamo dei ragazzi cantare quasi esclusivamentedelle canzoni famose, io credo che continueremo a buttare ed a dare popolaritàa gente che poi però, non sa che cosa cantare.

Compositore, autore, interprete,  insegnante di musica alC.E.T. e di seguito presso l’“Hope Music School”. Cosa ti soddisfa e ti sorprende o meno,di queste esperienze?
Mi sorprende come a volte, razionalizzando, si riesce a dare, ad insegnare,come si scrive una canzone. Perché è vero che c’è una parte istintiva ma cen’è pure un’altra di ragionamento che va assolutamente fatta, perché alcunisono allo stato brado. Pensano che basta mettersi lì, in una specie di trance,a scrivere una canzone. In realtà invece è una questione di cultura, dicoerenza, di stile da trovare. Di personalità, nonché un problema di saperascoltare tutto quello che c’è intorno.

 

Ti sei cimentato pure alivello letterario, con un libro. Di quale proposta si tratta e quali finalitàsi propone?
Il libro uscirà a novembre, si intitola “Vita da Gatto” ed è firmato col mio veronome: Panceri Filippo Luigi Giovanni Maria. Racconta diquesti diciott’anni di carriera ed oltre. É un po’ tutta la mia esistenza, una vita straordinariamente strana,dalla parte pubblica, quella privata ed anche la parte intima.

 

La kermesse sanremese, la ritieni ancorapassaggio fondamentale per un artista?
No, non fa più testo. E’ una cosa che guardanoin pochi, distrattamente. Il Festivalbisogna che sia la fucina ed il palcoscenico dei talenti, mentre troppo spessovedi gente improvvisata, non si capisce bene. Credo che la kermesse abbia persoveramente tanto.

 

L’amore è una cosa meravigliosa é un’utopia, oppure l’amore va oltre?
L’amore è una cosa che muove la vita. Se tu non fai un lavoro con amore, unarredamento di casa tua con amore, se non hai qualcuno da pensare, un progetto, qualcuno che titelefona, un messaggio che arriva, sei finito. Io credo che l’amore sia lanecessità di stare bene con se stessi e con gli altri. L’amore è una roba molto complessa, una molla ed è una parola moltovasta.

 

Nel 2000 ti sei esibito davanti al Santo Padre edue milioni di giovani, l'anno dopo hai cantato in Piazza San Pietro per la “Giornata mondiale della Famiglia”. Quali vibrazioni?
Sono stati due giorni importanti.Però direi molto più intensa è stata la Giornata Mondiale della Famiglia, perchémentre alla grande kermesse di Tor Vergata c’erano vari artisti, alla Giornata Mondiale della Famiglia, in Piazza SanPietro, ero da solo.

 

Vari riconoscimenti, Premio Lunezia città di Aulla, Premio Torretta,“Sanremo”, “Festivalbar”, “Festival Show”, dischi d’oro, collaborazioniillustri, colonne sonore, componi ed interpreti con stile pezzimemorabili. A cosa punti ancora?
Mah, anzitutto, a non cambiar lavoro, a scrivere una nuova “Vivo per lei”, unpezzo che giri il mondo indi, a fare un disco ancora più bello, interessante,non smettendo mai di aver la voglia di fare. Io non sono uno che vuole fare centomilacose. 

Tags: le interviste di Angela Saieva

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