La Missione Cattolica Italiana di Pforzheim da il benvenuto ai nuovi parroci p. Wieslaw Baniak e p. Rocky

 

 

© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. La Missione Cattolica Italiana di Pforzheim da il benvenuto ai nuovi parroci p. Wieslaw Baniak e p. Maria Arokiadoss Antonyraj o meglio noto come p. Rocky, i nuovi sacerdoti guanelliani della comunità italiana di Pforzheim. Cerchiamo di conoscerli piú da vicino. Con circospezione incontro i nuovi pastori guanelliani p. Wieslaw Baniak e p. Maria Arokiadoss Antonyraj, presentatimi dal padre salesiano in uscita Don Santi Mangiarratti. Il clima gioioso che mi riservano é stravolgente. Ma prima mi soffermo qualche minuto con il loro consigliere generale, p. Luigi Di Giambattista, chiamato lo "zingaro di Dio"

 

Trentaquattro anni di missione in giro per il mondo e tra i bambini poveri. Venti nelle Filippine, sette negli Stati Uniti, tre anni nel Sud dell’India. Ora riparte per l’Asia e Vietnam. Ma come si fa a portare un sorriso, nei luoghi di sofferenza dove vi innoltrate.

 

L’intuzione o meglio la vocazione e lo spirito di Don Guanella passato a noi é di fare famiglia con i le persone in difficoltá non di guardarli come se fossero dei ricevitori di servizi di aiuto. Si vive una comunione di figli. Mettendo al centro la presenza dello stesso padre che ci chiama a sederci intorno alla stessa tavola con il piú fragile, il piú debole, il piú ferito. Questo é il senso della vita che ci trasmette Don Guanella.

 

Dopo lunghi anni, il passaggio di cura pastorale salesiana a quella guanelliana, oggi si é compiuto. Ma non creerá scompiglio tra la comunitá del posto?

 

Assolutamente no, cara Angela. Don Santi Mangiaratti da buon salesiano, lascia un’impronta molto forte del suo passaggio a Pforzheim. La nostra congregazione guanelliana, che da ora si prenderá carico della guida pastorale di questa missione, rafforzerá solo quanto lui ha costruito in questi ventidueanni. Questo é un passaggio di consegne, nel nome della continuitá e di un servizio agli emigranti di ieri, oggi e domani. Come servi del vangelo, anche noi ci sentiamo parte di loro e come tale vogliamo seguirere questo nostro popolo. A mio avviso, i salesiani come anche i guanelliani portano nel cuore lo stesso spirito caritatevole, di uguaglianza e fratellanza verso il prossimo.

 

Chi siete in parole povere e cos’é una congregazione guanelliana?

 

Siamo pellegrini del mondo, fin dalla nostra formazione al sacerdozio. Conosciuti piú come “servi della caritá”. Siamo preparati ad avere un pó lo sguardo e il cuore aperto sulle varie culture che ci assegnano. Siamo presenti in ventuno nazioni, in quattro continenti. Siamo una congregazione di ca. cinquecentoquaranta sacerdoti, sparsi dentro questa realtá di chese e di mondo. Con la missione assegnataci dal fondatore S. Luigi Guanella, testimoniamo il vangelo con la caritá e presenza speciale di vicinanza a chi fa fatica di piú nella vita. Ai piccoli, agli ultimi, ai disabili, agli abbandonati, agli ammalati. Insomma, a quelli che Papa Francesco chiama “le persone alla periferia della societá e spesso anche della chiesa”.

 

Padre Wieslaw Baniak e Padre Maria Arokiadoss Antonyraj, chiedo a voi le prime sensazioni dopo la nomina avuta di insediamento nella comunitá italiana a Pforzheim.

 

Mi sento prescelto, dice p. Wieslaw Baniak. Sarà una nuova pagina che si apre per la comunità italiana del posto, nel rispetto di ciò che è stato il percorso fatto e nella speranza di costruire insieme un cammino fecondo. Sono anche io un emigrato come loro, pertanto questo legame con l’italiano ci porterá ad essere un’unica famiglia. A ritrovarci in un luogo dove non ci sono barriere ne frontiere per sentirci davvero uniti e a casa, la chiesa. Cosa dire, aggiunge p. Maria Arokiadoss Antonyraj piú conosciuto come p. Rocky, se non esprimere la mia contentezza di fronte al mio sacerdozio che attraverso l’invito di Cristo ci chiede di andare incontro alla gente. Non faccio la citazione ma è un chiaro riferimento dell’invio di Gesù ai suoi apostoli.

 

Padre Wieslaw, cambierá l’impostazione pastorale della missione?

 

Ritengo che un nuovo parroco guidato dalla sapienza dello Spirito e dalla saggezza umana, è chiamato a non stravolgere quanto di positivo trova nella vita di una nuova comunitá che gli si presenta. Ma a mettere la propria sensibilità, spirituale ed umana, come anche a favorire la continuità e la crescita spirituale. Il lavoro fatto da Don Santi Mangiarratti in questi ventidueanni e che é partito da zero, é impeccabile. Ci ha lasciato una grande ereditá. Questa nuova esperienza sarà per me solo un’occasione, per rimettermi in giuoco come pastore e guida di una nuova comunità. Tramite le nostre giovani forze, cercheremo di realizzare e sviluppare tutti i suoi progetti rimasti a metá.

 

Oggi si ritrova ancora una volta ad avere a che fare con una comunitá ben diversa da quella avuta in precedenza. Queste esperienze, in realtà diverse tra loro ma che in qualche modo si accomunano, hanno contribuito a formarla come sacerdote?

 

Sarebbe lungo spiegarlo nei particolari ma tutto quello che ho vissuto fino ad oggi è stato importante. Esprimerlo a parole é difficile, quasi impossibile. Il compito del sacerdote e della Chiesa è quello di essere voce del popolo senza fare distinzione. Di cogliere principalmente il grido e il bisogno di chi soffre. Di non essere di parte ma di rappresentare le esigenze economiche e sociali della gente e soprattutto dei giovani.

 

Come svolgerá il suo ruolo da parroco a Pforzheim?

 

Sulla scelta di base direi che seguiró indubbiamente le orme di don Santi Mangiarratti. Le modalità possono essere soltanto rafforzate. Vorrei in’oltre essere pastore di questa comunità, in modo pieno. Desidero recarmi personalmente in tutte le famiglie in modo di avere agio sufficiente per un primo incontro. Desidero conoscere tutti. Vite, sofferenze, gioie. Spesso si passa attraverso la solitudinie e all’abbandono. Il nostro spirito guanelliano é di tenere unita la famiglia e chi, per un motivo o l’altro non arriva o non riesce ad arrivare in chiesa.

 

Entrambi, vi siete fatti giá un’idea su come interagire nella nuova comunitá?

 

É ancora presto. Siamo qui da poco. Abbiamo già incontrato il consiglio Pastorale. Conosciuto superficialmente parte della comunitá, tramite le celebrazioni eucaristiche. Abbiamo percepito un bel clima. Non c’è remissività ma neanche contrapposizione. Siamo certi che le persone del posto si daranno molto da fare nel collaborare.

É bene sapere che p. Wieslaw Baniak (nome slavo che significa non a caso “lode della vita familiare”) viene dalla comunitá di Skawina, Polonia, dove nella “casa famiglia” ospitano giovani affidati anche dal tribunale di Cracovia. Inoltre ha ideato nel 2010 la “discoteca del silenzio” che altro non é che un ambiente dove si fanno dei ritiri in preghiera. Centinaia di diversi gruppi di giovani, come anche ex tossico-dipendenti, in determinate ore vengono apposta nella “casa famiglia” di Skawina per approfondire la propria fede e dove danno una risposta al divertimento sano. La loro presenza nella comunitá italiana di Pforzheim sará dunque un nuovo obbietivo da raggiungere, nel rispetto e nella continuitá di un popolo che é destinato ad emigrare a dismisura e a vivere sempre piú lontano dalla propria terra. www.corritalia.de

Tags: le interviste di Angela Saieva

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