Monsignore Luigi Bommarito a Pforzheim, per le Cresime e alle Reliquie di San Francesco di Sales

© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. Un duplice evento organizzato da Don Santi Mangiarratti della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim, in occasione della venuta di sua Eccelenza,  arcivescovo emerito di Catania. Per la comunitá italiana di Pforzheim sono stati intensi mesi quelli organizzati dalla Missione Cattolica Italiana di Pforzheim e guidati interamente dal padre Salesiano Don Santi Mangiarrati. A partire dal Pellegrinaggio a Lourdes, a quello per Medjugorie, Fatima e Zwiefalten tenutesi a Maggio. Poi la comunitá si é concentrata con le prime comunioni, fino ad arrivare alle Cresime e alle Reliquie di San Francesco di Sales, Vescovo e Dottore. Gli eventi si sono alternati tra momenti di riflessioni e di intensa preghiera.

Le cerimonie commemorative svolte presso la Barfüßerkirche, sono state presieduta dall’arcivescovo emerito di Catania, Mons. Luigi Bommarito, in compagnia di Don Santi Mangiarratti. Tanta é stata l'emozione in chiesa tra i fedeli e i cresimandi. Commosso in particolare don Don Santi Mangiarratti che nell’occasione gli chiede umilmente anche lui la sua benedizione. Mons. Luigi Bommarito, durante l’omelia, ha sottolineato l'importanza della Cresima. Bellissimi i momento incui si é soffermato e scherzato con i giovani e con i fedeli, deliziandoli di anetodi vere, divertenti ma significative. Infine, i venti cresimandi, tra la gioia e la riflessione spirituale, hanno ricevuto il sacramento.

Unanime é stata la risposta della numerosa comunitá presente. Tra le tante cose buone che ha fatto sua Eccellenza Monsignore, durante il suo episcopato, é noto anche per avere lottato contro la criminalitá. Una delle tante piaghe della nostra Italia. Ricevuti a solo poche ore dal suo arrivo a Pforzheim, Mons. Luigi Bommarito ci ha concesso un’intervista a tutto spiano e, confesso, ascoltarlo é stato come sfogliare un’enciclopedia di storia.

Monsignore sua Eccellenza, Lei mise l’accento sulla drammatica situazione della città etnea, Catania, lacerata dalla disoccupazione, disamministrazione e dalla criminalità. Pensa che questo é stato un caso isolato?
Evidentemente la chiesa cé per accogliere e cercare di rispondere alle istanze della gente e farsi voce di chi non ha voce. A difendere il nostro gregge, a sticmatizzare una criminalitá che fa certamente a pugni con la vangelo dell’amore, della solidarietá, della libertá e dell’amore. Quante volte abbiamo dovuto alzare la voce per carenze delle nostre autoritá, impigliate in una burocrazia che non finisce mai. In una situazione politica incomprensibile. Per non parlare poi della criminalitá. Abbiamo avuto peró proprio in questi giorni, la grande soddisfazione di vedere uno dei nostri sacerdoti a Palermo, Don Pino Puglisi, proclamato beato. Ucciso dalla Mafia, perché alla mafia toglieva la possibilitá di mobilitare i giovani verso la criminalitá e li indirizzava verso il vangelo. Uno dei suoi esecutori ammise che quando andarono per ucciderlo, Don Pino Puglisi sorridendo disse: me l’aspettavo. Fu un esempio estramamente significativo il suo, di quello che tutti noi dobbiamo fare contro la criminalitá organizzata che nidifica a dismisura per soldi e potere.

Al termine del suo mandato episcopale, c’é stato rammarico su qualcosa che non é riuscito a completare?
I problemi sono sempre tanti e noi vorremmo fare sempre di piú. Con la grazia di Dio, sono riuscito a realizzare una casa studenti per sacerdoti a Roma. Dalla diocesi, partono giovani sacerdoti a qualificarsi nel Pontificio dell’universitá romana e ritornano in Sicilia carichi di dottrina, bontá e impegni. Altri non li ho potuti fare ma mi sono detto che non é giusto fare tutto. Ricordo che una volta al parroco Marroleno Vescovo ad Agrigento, quale voleva rimanere oltre i settantacinque anni per completare un grande opera di costruzione, dissi scherzando: ma se fa tutto lei, il successore moriré di noia. In realtá il nostro é un continuo costruire. La societá, il dinamismo, i problemi sono sempre nuovi e bisogna affrontarli con nuove strategie. É importante ispirare da Dio, quello che si deve fare per le nuove esigenze che la societá offre. Ricordo che con spirito di obbedienza, con un certo zelo e caricato a non finire, nella diocesi di Monreale (che per me é stato un onore e un vanto) facevo tante cose. Le affrontavo tutte e come potevo anche se alcune non le facevo bene ma le facevo e con spiritó di volontá. Allo stesso modo lo fatto quando sono stato Vescovo ad Agrigento e di seguito a Catania.

Trova differenza di valori tra i giovani di ieri e quelli di oggi?
Ci troviamo in una situazione di crisi antropologica, crisi di valori. Le famiglie reggono o si sfasciano? Abbiamo fidanzamentei lunghi ma matrimoni corti. Abbiamo poi il problema dei giovani con l’nternet che é una grande tecnologia ma anche una grande problema. Vivono in una vita surreale. Dimenticano spesso quella vera che é quella che viviamo giorno per giorno, con i suoi problemi da affrontare, con la bontá che dobbiamo esercitare o amare. Guai farsi vincere dalla tecnologia perché, quando poi passano in quella reale, restano disorientati e lcuni purtroppo diventano anche violenti.

Cosa pensa del nuovo Santo Padre, Papa Francesco?
É davvero una grande benedizione. Un giornalista, a mio parere poco credente disse: in Italia in un mese non siamo riusciti a fare un governo, la chiesa con due fumate a fatto un Papa. E che Papa, ho risposto io. Vede, io per primo pregavo che non fosse ne italiano ne europeo ma solo perché da due mila anni si é sempre detto che la chiesa é universale ma siamo sempre noi a guidare tutto. Lo Spirito Santo all’improvviso ha giocato una carta e cosí, come ha detto anche Papa Francesco, l’ha chiamato dai confini del mondo. Stá portando una novitá di vita, di impostazione di problemi, tatto umano che dá una svolta alla vita della chiesa. Pensi che prima avere un’udienza con ventimila persone era chissá che. In questa nuova udienza, habbiamo avuto ottantamila persone. Lascio a lei il commento. É un fatto che questo Papa tocca i cuori. C’é un risveglio, un ritorno al vangelo anche nelle periferie. Bisogna accogliere questi suoi multeplici messaggi che ci richiama ai valori della vita che prima erano appannati. La sua voce é una svolta vera alla nostra sociétá. Per questo chiunque lo ama e piange per vederlo.

C’é un episodio che l’ha particolarmente scosso e uno commosso durante il suo episcopato?
Sono stati veramente tanti. Belli, toccanti, come anche brutti, pieni di difficoltá e problemi. Dove non ce ne sono? Ma con la pazienza e la grazia di Dio, molte cose si superano o si risolvono. Alcune anche inaspettatamente. Una cosa estremamente toccante fú: un giorno, mentre tenevo un’idienza pubblica nel vescovato arriva un povero disperato emigrato e con quattro figli da mantenere. Le aveva provate di tutte, al comune, in prefettura ma era sempre stato bloccato. Infine arrivó a me. Mi ha tenuto ben due ore sotto la lama del suo coltello, piazzato in gola. Credetti che la mia vita fosse finita lí. L’allarme fú, generale. IL Palazzo vescovile circondato, l’ospedale Civico di Catania pronto per l’evenienza. Vennero pure due giudici a colloquiare con lui, ma niente. La Polizia pensó cosí di giocarsi l’ultima carta. Arrivó con la madre e il padre prelevato dall’ospedale, dove era ricoverato. É stata come una scena da film che non dimenticheró mai piú. La madre si mise tra me e suo figlio e lo convinse ad abbassare il coltello. Una bella fú il periodo della venuta del Santo Padre, Papa Wojtyla. Certo anche li con non poche difficoltá, visto che per ben due volte per motivi di salute rimandó la sua venuta in Sicilia. Cosí, con il Vescovo di Siracusa che si portó dietro anche il reliquiario della Madonna delle lacrime, andammo noi a visitarlo al Gemelli di Roma. Coricato ma con quel volto bello e rosea, ci assicuró che sarebbe venuto non appena si rimetteva. Ma era ovvio che la nostra visita era portata piú per fargli capire che noi tutti gli eravamo vicini e pregavamo per lui per una pronta guarigione.

Don Santi Mangiarratti lascerá da emerito questa comunitá, cosa auspica a questo Salesiano che ha fatto e dato tanto al nostro connazionale emigrato?
Premetto che ho avuto molte richieste per amministrare la cresima in altre Cittá tedesche ma ho accettato particolarmente l’invito di Don Santi Mangiarratti perché, quí si respira principalmente aria Salesiana e  Don Bosco é sempre un grande educatore della gioventú. I salesiani hanno un loro particolare modo nell’apostolato. Io non so cosa la provvidenza gli riserva ma a mio avviso un sacerdote non vá mai in penzione. Con la carica di esperienza, solidarietá umana, amicizia continuerá a irriadiare vangelo, speranza, gioia, pace, armonia, tra le famiglie. Ho la certezza che sará sempre e ovunque il vero e autentico Salesiano, pastore della gioventú, padre dei ragazzi, apostolo della gioia.  

La chiesa stá passando un delicato momento, pensa che rivedremo quella fede e unione di una volta o andremo solo a peggiorare?
Credo di si. La palla buttata a terra con violenza rimbalza. I problemi che la Chiesa avuto nei secoli passati a confronto di ora, sono solo un colpo di tosse. Con un minimo di fede sappiamo e crediamo che lo Spirito Santo fa nuove tutte le cose e allora, quello che appareva moribondo, ora rinasce. Ad esempio, in certi momenti tristi apparve San Francesco d’Assisi. Quando i tempi andavano male aparve Giovanni Bigesimo III, il quale lanció il concilio che pareva un’avventura. Ora che eravamo stanchi e mediocri, arriva questo Papa che solo il nome dice tutto un programma. Un programma di povertá, di distacco, di sinceritá, di umanitá e fratellanza. Le dice senza parole diplomatiche o sottointesi. Te li schiaffa in faccia e nel cuore e te li fá apprezzare. E questo é un segno primaverile.

Abbiamo tante Chiese mentre mancano molti sacerdoti italiani. A chi toccherá avvicinarsi ai giovani, ai bisognosi, alle scuole?
Hai ragione. É un problema serio. Dovremmo ascoltare il Concilio. Ho avuto seminari pieni ad Agrigento e a Catania. Oggi i sacerdoti si assottigliano. Il Concilio ha cercato di immmobilitare il laicato affinché si moltiplichi l’apostolato. Anche attraverso il battesimo, la cresima si diventa apostoli. Ogniuno deve fare il missionario la dove si trova, senza arroganza, senza bigottismi idioti, tatticismi stupidi ma solo con semplicitá. Deve essere bello appartenere a Gesú e al fascino del Vangelo. Ma chi altrimenti potrá salvarci? I politici? Gli strateghi? I filosofi? Gli scienziati? É ben accetto un buon contributo, per caritá, ma ad una condizione che sappiano guardare Gesú. Incoraggiamo i vescovi, i pastori, i sacerdoti con la collaborazione del laicato in maniera che cappillarmente, con il bagaglio di speranza, arrivi nel cuore di tutti.

La chiesa é fonte di dialogo e deve esserci vicina, crede che é stato giá fatto abbastanza o dev’essere fatto ancora tanto?
Non c’é di peggio che vivere la vita cristiana con mediocritá. Siamo tutti chiamati alla santitá. Se andate nei documenti del concilio, al capitolo quinto, trovate “La universale chiamata alla santitá” . Ma guarda un pó, tutti chiamati alla santitá. Cioé, c’é quel “piú” che rende la vita cristiana che imprime un dinamismo: sei generoso e devi esserlo di piú, sei vile e devi esserlo di piú, sei paziente devi esserlo di piú, e via dicendo. C’é quel “piú” che rende la vita cristiana molto bella, che imprime un dinamismo, che ci fa uscire dal pantano, dalla mediocritá. Con una fede tiepida, anemica, anorressica. Dobbiamo toglierci peró dalla testa tre tabú mentali, primo: la santitá é tristezza. Ma chi l’ha detto?. La santitá é gioia, é festa perché é lealtá, sinceritá, solidarietá, pazienza. Secondo: per essere Santi bisogna fare cose straordinarie. Certo ci sono Santi che fanno cose straordinarie ma basta parlare solo del passato. Anche oggi esistono Santi e molti viventi. Quanti papá buoni ci sono, quante mamme buone, quanti giovani che vanno riscoprendo i valori del vangelo, della vita. Ogniuno di noi deve fare bene quello che fare. Anche il Papa ha detto: c’é una santitá normale, comune, senza fare cose straordinarie. Ogniuno deve fare al meglio, il giornalista, il parroco, il vescovo, l’operatore ecologico, la mamma, il papá, il politico.

Vuole concludere con un messaggio ai cresimandi nonché alla comunitá italiana emigrata?
Abbiamo ragione di credere che amministriamo bene la cresima. Ché e giusto pensare all’importnza straordinaria che conferma gli impegni assunti nel battesimo. Al battesimo ti portano e a nome tuo si sono impegnati i tuoi genitori e i padrini. Alla cresima ci vai con piena coscienza e consapevolezza e ti lasci consacrare da Cristo con il Sacro Crisma. Di questo alto momento religioso é contento anche il parroco perché vede sbocciare venti nuovi apostoli, capillarizzazione del vangelo e nella societá. Auguro a questi giovani e alla comunitá che li riceve, di cercare di capire profondamente sia l’urgenza di avere nuovi apostoli laici che capillarizzano il vangelo, sia la bellezza di questa consacrazione e missione che li fa collaboratori non solo del parroco ma soprattutto del grande evangelatizzatore che ha un nome solo, Cristo Gesú. Ringrazio infine la vostra presenza www.televideoitalia.de quella del Corriere d'Italia www.corritalia.de e quella della AISE http://www.agenziaaise.it/italiani-nel-mondo/comunita/147184-larcivescovo-di-catania-alla-missione-cattolica-italiana-di-pforzheim-.html per l’attenzione che mi avete dedicato, con l’augurio di non avervi annoiato ma portato solo la parola del nostro Redentore.

Lodevole é stata la presenza di Mons. Luigi Bommarito a Pforzheim in questa circostanza. Questi sono momenti indimenticabili che rafforzano senza alcun dubbio le nostre origini e tradizioni, soprattutto per quelli che sono lontani dalla propria terra.

 

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