"L'uomo che venne dal sud" di Luigi Moscato

 

 

 

 

© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. Dopo l'Italia Luigi Moscato sceglie la Germania come seconda tappa per parlare del suo libro e lo fa attraverso la comunità italiana di Pforzheim. L'autore siciliano, trapiantato da sempre in Toscana, specifica che il fine di tutte le sue opere è la non violenza, il prevalere del rispetto per la vita, per le cose, per persone e, infine, la salvaguardia della moralità.

 

Le sue storie riferiscono dei mille mestieri e delle mille abitudini dell'autore stesso. Non sono, però, i libri di Moscato, libri di un moralista, o uno che fa la paternale. “Un buon libro -egli spiega- deve divertire, commuovere e far riflettere nello stesso tempo. Un buon libro non deve lasciare l'amaro in bocca ma la delizia nel cuore, affinché si possa ricordare che le cose positive della vita sono davvero tante”. Luigi Moscato ha le idee chiare anche nella scelta dei personaggi, tra i quali figurano grandi dello schermo come Lino Banfi, Carlo Verdone, Gigi Proietti, Massimo Dapporto, Luigi Pieraccioni, mentre tra le donne affiorano Sabrina Ferilli, Susanna Musetto, Giuliana De Sio e Stefania Sandrelli.

 

Una vita quella del poeta (nato nella terra di grandi nomi come Sciascia, Pirandello, Tomasi Di Lampedusa) segnata da tanti sacrifici e talvolta anche da umiliazioni, ma premiata da meritati successi letterari e commerciali, come "Uno strano caso per la dottoressa Giò", (da cui il noto sceneggiato televisivo giallorosa, giunto alla 3° serie girato negli USA), o "Vacanze in camping", "Quella valle del Paradiso" che ottiene il Premio speciale al concorso letterario di Viareggio per lettura scolastica, e ancora "Babbo Natale mi regali un papà?", "Il signore del castello", "Un attento Angelo cu-stode" e tanti altri racchiusi nella Collana "Sinfony".

 

Il motivo che spinge l'autore a presentare le sue opere, anche agli italiani all'estero -fa sapere- è l'ammirazione per chi lotta giornalmente per far rispettare la propria italianità e per far conoscere le proprie origini e tradizioni nel mondo.

 

"…Inoltre, sapete che sono un fanatico divoratore della carta stampata -aggiunge- e il “Corriere d'Italia” mi attrae in particolar modo, perché è un giusto mezzo di comunicazione, schietto, umano, chiaro e talvolta sottile come una lama tagliente. Sa dirti tanto con discrezione, senza offendere nessuno. Per questo mi compiaccio ogni qual volta lo trovo, o quando lo ricevo. Ti fa sentire vicino al tuo connazionale, una sensazione unica che in pochi ormai riescono a trasmettere".

 

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Tags: le interviste di Angela Saieva

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