Bud Spencer a Pforzheim

© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. Presentato il suo libro, Mein Leben Meine Filme. Con l’occasione, a Schwäbisch Gmünd l’attore inaugura la piscina comunale a lui intitolata. Lo incontriamo.

 

Carlo Pedersoli, per tutti Bud Spencer, noto per i suoi film in coppia con Terence Hill (Mario Girotti) e premiato nel 2010 col David di Donatello alla carriera, è stato accolto con entusiasmo dai pforzheimesi in coda per un autografo sul suo libro autobiografico, Mein Leben Meine Filme ( La mia vita, i miei Film). Un bestseller che ha giá 150mila copie vendute in Germania e che sta per essere tradotta in altre lingue. Subito dopo, l’attore napoletano, ha preso parte all’inaugurazione della piscina comunale di Schwäbisch Gmünd a lui dedicata, Bud Spancer Bad. Un omaggio, è stata la motivazione, ai meriti del campione che detiene diversi record tra questi, l’essere stato il primo italiano nel 1951 a scendere sotto il minuto nei 100 mt. stile libero di nuoto. Tenuto fede agli impegni presi nelle due città tedesche, ha poi dedicato con grande umanità, ampio spazio alla nostra intervista

 

Chi è Bud Spencer sul set e Carlo Pedersoli nella vita reale?

Pedersoli è uno che vive, è nato e morirà quando Dio lo chiamerà. Bad Spancer invece è un prodotto del pubblico, un attore famoso che rappresenta migliaia di persone ma non mi sento un mito. Tanto per farle un esempio, un mito è qualcosa di virtuale. La vita reale mi piace di più, e diversa, più bella, più vera.

 

Schwäbisch Gmünd le ha intitolato una piscina. Che impressione le ha fatto?

Premetto che l’organizzazione e l’ospitalità avuta é stata impeccabile. Questa piscina mi onora per un grande passato. Ho fatto un incontro di pallanuoto e uno di nuoto con l’Italia. Ho raggiunto diversi Record importanti all’epoca, tra questi anche i 100 mt. Ho apprezzato molto questa idea.

 

Qual’é la cosa che le da più fastidio?

É quello di non avere capito cosa avevo in mano, intendo dal punto di vista sportivo. Non mi interessava fare l’attore, pertanto questa riuscita fa parte solo dell’efficacia della vita. Non bisogna mai programmare la vita ma desiderare. Pensi che a diciassette anni andavo già al primo anno di chimica. Mi piaceva come il nuoto. Invece mi trovai di punto in bianco in Brasile con i miei. Ritornato, ho voluto continuare gli studi ma ho lasciato per le Olimpiadi. Finiti i campionati scelsi Giurisprudenza ma gli esami si incrociarono con le seconde Olimpiadi in Australia. Lascio dire a lei cosa ho scelto. All’età di quarantacinque anni optai per sociologia tanto che scommisi con mia figlia che mi sarei laureato prima di lei. Ho perso la scommessa ma ho fatto quello che mi piaceva, un viaggio attraverso l’università.

 

Una forma di amore e una cosa non esiste nel suo modo di vivere?

Le forme di amore per me sono infinite. Si può amare una cosa, un posto, una pianta, un amico. Difficilmente una donna. Di una donna ci si innamora ma anche li, non puoi pretendere che il tuo amore venga corrisposto. Quindi ama e basta. Mi creda, nel mio modo di vivere non esiste la rabbia né la gelosia né il rancore. Credo che questo sia un lato positivo per un individuo. Quando si è giovani non ci si arriva subito a capirlo. Ci vuole del tempo, anni e per qualcuno forse anche una vita.

 

Un commento sul suo libro autobiografico?

Ritengo che non si capiscano subito i valori della vita, nel bene e nel male. Da giovane non avendo esperienza vai avanti alla giornata, così per come ti viene. Quando arrivi invece ad una tenera età di 82 anni, ti rendi conto di avere fatto degli errori, capito tante cose. Così le ho scritte.

 

La decisione piú importante che ha dovuto prendere nella sua vita?

A 28 anni, quando in quello che io credevo che fossi non mi conoscevo. Quando si hanno delle piacevoli priorità, come essere mantenuti dalla famiglia, avere la macchina, soldi, feste, girare le cose e sentirsi dire che sei un campione, glie lo dico in termine napoletano “ ma fatto asci de capa”. Succede ai giovani che spesso, quando si sentono importanti, fanno un uso cattivo del loro comportamento. Così partii per il Venezuela, da solo, altrimenti avrei ripetuto gli stessi errori. M impiegai nella giungla amazzonica, in posti dove si costruivano strade. Me ne sono fatto di pianti, pensando pure a quello che avevo lasciato. Ma ringrazio questa situazione perché, nel bene e nel male, incominciai a conoscermi e con tutti i miei difetti.

 

Atleta, pilota, attore, ha scritto anche canzoni per Ornella Vanoni, Nico Fidenco. Dove trova il tempo per realizzare tutto questo?  

Ho fatto pure film importanti, come Cleopatra. Ma la mia vita é una ricerca continua. Una curiosità. La definirei meglio la vita di un dilettante. Pensi che non mi sono mai allenato e in più fumavo, un’altra cosa orribile. Ma non è tutto. Invitato dall’università di Hell, quando mi trovai a dividere la camera con il campione del mondo Iamanaka e accesi la sigaretta, questo corse come un pazzo a denunciarlo a tutti. Ma i miei errori proseguirono oltre. Quando gli chiesi perché qui non cerano donne e lui mi rispose che non servivano e mai ne aveva avute, gli risposi: ma allora che campi a fa’. Mi rendo conto che tutto questo è sbagliato ma vede, la cosa che mi interessa è dare il massimo su quello che faccio e quando l’ho raggiunto, non mi interesso più.

 

Le è mai capitato di dovere rinunciare ad un ruolo o ad un personaggio?

Moltissime volte. Questa è una domanda meravigliosa. Su centodiciotto film sessanta li ho fatti in inglese, senza conoscerne la lingua. Un Cow Boy americano per vivere gli bastano ca. 30 parole. La mia decenza mi ha fatto rinunciare a moltissimi ruoli, come a Enrico VIII e Gulliver. Come fisico ci stavo ma dovevo essere muto. Lei mi ci vedeva con il mio accento napoletano, interpretare una delle maschere più importanti per il popolo inglese?

 

Con tutti i pugni volati nel set cinematografico, le è mai capitato di darle nella vita reale?

No, raramente, anche perché quando cera un inizio, capivano subito che aria tirava e se la davano a gambe elevate. Poi io sono nato Boxer. Da giovane avevo una posizione. Pensi che feci dieci incontri, tutti vinti per Know Out.

 

Essendo stato un emigrato, vuole dare un messaggio di vita ai nostri connazionali nel mondo?

La vita fortunatamente è cambiata. Non si parte più con la valigia legata con lo spago e i nostri si stanno integrando bene. Io partii con la nave. Appena tre anni dopo presi il mio primo aereo, per Buones Aires. Quello che posso augurare a tutti i connazionali, di realizzare quello per cui sono partiti. Non arrendersi mai. Portare alta l’italianità nel mondo, perché questo è quello che ci distingue e che ci riesce meglio. Del resto, ribadisco, non bisogna programmare la vita ma solo desiderare. La riuscita di un qualcosa, indipendentemente dal fatto che ti interessa o no farla, fa parte solo dell’efficacia della vita. Pertanto non rimproverarsi di nulla o al massimo, se proprio devi, solo di non essere stato te stesso.

 

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