Uno straordinario incontro a Stoccarda con due icone della musica, Bruno Battisti D’Amario e Giovanni Tovalusci

© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. Sono in compagnia di due icone apprezzati musicalmente nel mondo. Il primo é Bruno Battisti D’Amario chitarrista compositore storico, dove le sue mani e la sua chitarra hanno segnato la storia musicale del cinema nei film western di Sergio Leone e collaborato alla realizzazione delle colonne sonore di Ennio Morricone da Un pugno di dollari, Per qualche dollaro in piú e tanti altri. L’altra icona è lo straordinario flautista Gianni Trovalusci, grande collaboratore di Battistelli e Maestro di primo livello. Attivo nel panorama della musica classica contemporanea, antica, nel teatro musicale e performance d'avanguardia. Incominciamo la nostra chiacchierata dal maestro Bruno Battisti D’Amario.

 

Maestro, la sua carriera vanta prestigiose collaborazioni con nomi come Nino Rota, Armando Trovaioli, Riz Ortolani, Fiorenzo Carpi. Com’é stato lavorare peró con un kolossal come Ennio Morricone e soprattutto ricorda un aneddoto?

É stata un’esperienza straordinaria. La musica di Ennio Morricone e le sue immagini dove  peraltro ho condiviso tanti anni, sono state per me un fatto che ancora oggi rimangono nella cultura cinematografica di tutto il mondo. Un fatto curioso è successo nel film Per qualche dollaro in piú. C’è stata una famosa scena del triello in un campo santo in cui Sergio Leone prima ha registrato le musiche e poi ha girato le scene sulla musica. Mai fatto prima. Ecco, questo credo che è stata un innovazione importante.

 

Essendo nato in una famiglia di musicisti, come spiega la sua passione per la chitarra?

È il mistero della musica. Mia madre studiava il violino. Mio padre era primo violinista dell’orchestra della B Rai di Roma ed io, ascoltando loro, mi ero immerso in questo strumento. Andando da mio nonno peró, quasi per caso, lui tiró fuori questa chitarra e suonando un pezzo rimasi folgorato da questo suo affascinante suono tant’è che ancora oggi rivivo quella straordinaria sensazione che non mi ha piú abbandonato. Piu avanti, il film Giochi proibiti dove tutto il commento musicale era fatto da una chitarra meravigliosa e da un brano stupendo, contribuí nella decisione che la chitarra era il mio vero strumento.

 

Da studente prima, é ritornato poi da docente a insegnare nei piú storici conservatori italiani tra questi quello di Napoli, Firenze e Roma. Quale sono state le sue emozioni, gli approcci alla didattica, i suoi metodi d’insegnamento della chitarra ai suoi allievi?

È stata un’esperienza importante. Insegnare dove prima ho studiato fa senza dubbio una certa impressione e soprattutto determina una certa responsabilitá. Sono convinto che non c’è un buon maestro, se non c’è un buon allievo e viceversa. Credo che le cose coincidano. Del resto ho sempre avuto una grande considerazione per i giovani e ho cercato di trasmettere il messaggio della musica piú che la tecnica, insegnando naturalmente anche questa. Ma quello che la musica puó determinare nell’animo di un giovane è qualcosa di molto piú importante.

 

Lei attraverso la sua chitarra ha fatto e continua a fare sognare il mondo. C’é mai stato qualcuno che è riuscito ha fare sognare lei?

Guardi sarebbe troppo facile poter dire mia moglie, le mie figlie ma io a queste cose che sono naturali e vere aggiungo la musica. La musica mi ha fatto sempre sognare e mi aiuta ancora oggi a farlo e spero di riuscirci per tanto tempo ancora.

 

Con grande maestria lei passa dalle colonne sonore, alla musica classica, alla canzone d'autore di Fabrizio De Andrè, al pubblicare una splendida opera sui Tarocchi. Chi tra tutti ha segnato di piú la sua vita?

Sicuramente il lavoro che ho fatto sui tarocchi che è un lavoro molto particolare. È un viaggio iniziatico. Un viaggio che l’uomo fa dentro se stesso per ritrovare se stesso, trovare gli altri e ritrovare una fratellanza comune con tutti gli uomini, di tutte le parti, di tutto il mondo, di tutte le religioni.

 

Oggi, dove la musica metallica sembra fare da padrona alla nuova generazione, cosa rimpiange degli anni sessanta?

Soprattutto in Italia gli anni sessanta settanta sono stati dei periodi particolarmente fecondi è bellissimi. Non rimpiango niente nel senso che la musica fa un suo corso misterioso e continuo. Aiuta i giovani. Io ho imparato soprattutto che non esistono i vari generi ma solo la musica bella e quella brutta ma forse anche in quest’ultima c’é una sua funzione. Io comunque sono sempre fautore di fare tanta musica nelle scuole, cosa che invece non succede cosí frequentemente o perlomeno in Italia. Ecco quello che forse rimpiango di piú.

 

Maestro Gianni Trovalusci, a noi due! È diplomato in flauto presso il Conservatorio Santa Cecilia a Roma. Ha lavorato con artisti come Parker, Krause, Hogdkinson, Ovadia, Bartolomei, Ludi, Battistelli, Lupone, etc. . Ha approfondito il repertorio contemporaneo con Pierre-Yves Artaud a Parigi e la prassi esecutiva della musica antica con Jesper Christensen e Oskar Peter presso la Schola Cantorum di Basilea. Che effetto fá essere chiamato “Maestro”?

Per quello che mi riguarda é una parolona. Poter mettere in circolazione un pubblico, stabilire con loro un circolo comunicativo dove ci si ritrovi in quel momento particolare (che poi questa è l’essenza della musica dal vivo e non come ascoltare quella registrata) e che lí avvenga quel miracolo di comunicazione dove tutti riescono a portare la loro energia, la loro sensibilitá, la loro attenzione, è una cosa grande. Ecco, forse in questo contesto che è inteso l’essere chiamato maestro. Ma é chiaro che la responsabilitá di chi suona è molto grande e che un concerto comunque non si fá mai da soli e il sapersi e sapere dirigere un pubblico in un viaggio e condividere con lui questa esperienza, ti porta a distinguerti in qualche modo.

 

A chi è ispirato il titolo del vostro programma “I colori del canto”?

Questo programma che è dedicato anche alla collaborazione storica del maestro Bruno Battisti D’Amario con Ennio Morricone è un viaggio bello, dove ci sono tanti colori e non solo musicali. Sono colori del sentire dell’uomo, dell’anima e il flauto in tutto questo ha molto a che vedere. L’incontro poi con la chitarra del M. D’Amario riesce a fare una particolare miscela di colori unici e inimitabili.   

 

La musica l’ha trascinata nel teatro, nella poesia, nella danza e si è evidenziato inoltre con la vasta gamma dei flauti moderni, storici, etnici. Cos’é dunque per lei un flauto?

Il flauto è uno strumento che lavora innanzitutto col soffio e sappiamo bene che il soffio è l’alito vitale quindi, da questo punto di vista, è molto profondo. Un bel suono ha sempre ha un adualitá sia a livello fisico come concettuale. Mi ha sempre affascinato.

 

Musica e italianità sono senz'altro elementi principali che sono apprezzati nel tempo. Ferma restando nella musica, nota una differenza tra il passato e il presente?

Si! Noto che è cambiato proprio il modo di suonare il flauto. C’è una forte variazione proprio nell’interpretazione e nella pratica. Nel senso che una serie di circostanze, da un lato la grande esperienza della nuova musica ricordando il grande Severino Gazzellone che è uno dei fondatori della nuova musica (si trova a Darmstadt negli anni cinquanta con Bruno Maderna, Luciano Berio, Franco Evangelisti e tanti altri maestri musicisti all’avanguardia) e il flauto venne usato anche per quella sua caratteristica, diciamo… sporca, di essere e al tempo stesso c’è stato un fortissimo recupero della prassi esecutiva della musica barocca attraverso la pratica sugli strumenti originali. Avendo studiato traversiere alla Schola Cantorum di Basilea trovo le due cose, l’attenzione sulla nuova musica e su quella barocca, che hanno fatto sí che si approfondisse molto l’interpretazione sul flauto facendo in modo particolare piú attenzione ai suoni e ai suoi colori.

 

Per concludere, maestri,  Stoccarda ha potuto beneficiare della vostra importante e storica presenza. Volete aggiungere una nota particolare ai nostri connazionali?

Unanime è il pensiero di lanciare un forte messaggio ai giovani, voler bene la musica. La musica aiuta molto. Distrae da tante altre cose negative che vediamo nella nostra societá. La musica è un valore aggiunto, perché quello che dobbiamo far curare ai giovani è l’anima e la propria interioritá che non si deve disperdere.

 

Il concerto ha ottenuto il tutto esaurito. Acclamati dagli applausi i maestri D’Amario e Trovalusci sono rientrati ben tre volte, omaggiando infine il pubblico con la famosa canzone “Roma nun fa la stupida stasera”. Un grazie particolare lo hanno rivolto a CIDIM che è un organismo in Italia presente per la promozione della musica classica e che ha promosso e in parte sostenuto il concerto. Lo stesso ringraziamento è andato alla Dott.ssa Adriana Cuffaro dell’Istituto Italiano di Cultura a Stoccarda e al Maestro Francesco Maggio (il nuovo Presidente della sezione culturale della storica associazione italiana a Stuttgart ARCES, fondata da Domenico De Palma e che quest’anno compie cinquant’anni) per la realizzazione non solo del loro concerto ma per l’intera iniziativa.

 

Il Maestro Francesco Maggio ai nostri microfoni ha commentato: A seguito della nuova ondata di immigrazione che sta vedendo il sud della Germania in generale e Stoccarda in particolare, meta ambita dai giovani italiani neo laureati o semplicemente in cerca di un sogno, l´Associazione ARCES con i suoi 300 soci ha deciso di allargarsi ulteriormente dando spazio e aprendo le orecchie ai giovani. Tra le tante mancanze che i “nuovi” riportano non appena tastato il territorio svevo è la mancanza di uno spazio per gli italiani, ricreativo in primis, culturale in secundis. Uno spazio, tengo a specificare, che non contrasti l´attività della IIC Stuttgart già impegnato nel rispondere a parte di queste funzioni e con il quale dagli ultimi mesi abbiamo avviato una fortissima collaborazione. Ma che la incrementi rispondendo a tutte le richieste di cui il nuovo immigrato oggi si aspetta: la vera cultura italiana. Quella delle nostre radici e quella contemporanea, dal Barocco a oggi. “Italien musiziert” nasce per dare un’opportunità alla nuova ondata d’immigrazione italiana e di sentirsi culturalmente a casa proponendo: concerti di musica classica italiana e artisti tra i più rilevanti nel panorama musicale italiano. Prova è le prossime date in coda e che troverete nel nostro programma. Ringrazio l’appoggio di coloro che mi hanno sostenuto e il Corriere d’Italia per l’attenzione dedicata a questo duplice evento.

 

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