Bulldozer Il gigante buono ci lascia a ottantasei anni. L’attore napoletano verace da tutti conosciuto come Bud Spencer, ha detto “grazie” e se n’è andato. “…Era curioso di vedere quello che accadeva dall’altra parte e ora starà sicuramente ballando con le stelle…” ci dice la figlia Cristiana Pedersoli

© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. Si è spento a ottantasei anni Carlo Pedersoli, l’attore hollywoodiano da tutti conosciuto come Bud Spencer, icona degli spaghetti western, il gigante buono che ha conquistato il mondo con le sue scazzottate. È stato tra quelli che ha portato, di fatto, Napoli nel mondo attraverso i suoi film come Piedone lo sbirro, una fortunata serie poliziesca ambientata a Napoli. Da pallanuotista nella nazionale italiana degli anni cinquanta incominciò ad allenarsi proprio nel golfo campano.

 

Innumerevoli sono giá le proposte di fare un qualcosa dedicato al mito scomparso, tra queste anche quella di una piazza in suo onore nella città che gli ha dato i natali e che proprio lo scorso anno gli ha consegnato una medaglia ufficiale, Napoli. I suoi concittadini non lo hanno dimenticato e vogliono intitolagli una piazza, a un vero napoletano, all’Ambasciatore di Napoli nel mondo, a un mito per quattro generazioni.

 

Nella sua vita ha saputo scegliere e dire in certe occasioni anche “NO” come quello detto a un non indifferente Federico Fellini quando, secondo lui, gli aveva trovato un ruolo perfetto nel Satyricon ma Pedersoli rispose: Ah Federì, abbi pazienza, ma io non lo faccio. Io nudo in piscina con i putti che mi mordono il sedere non ci sto. Io sono un personaggio che il pubblico ha gradito. Conosco i miei limiti. Ha detto “NO” anche al teatro, ad esempio quando gli proposero di recitare nell’Uomo, la bestia e la virtù di Pirandello. Ha sempre rifiutato le offerte teatrali perché riteneva che il vero attore di teatro apra il palcoscenico e se sbaglia una sillaba, diceva, è buttato fuori dal pubblico. Mentre nel cinema al quarantesimo ciak anche una scimmia riesce a far bene la scena. Ha detto anche molti “SI” e tra questi mi sento onorata di esserci anch’io. Anche se devo dirla proprio tutta, più che un’intervista la nostra fu una lunga, scorrevole e piacevole chiacchierata durata più di 50 minuti a scorrazzare per lungo e per largo nella storia. È stato davvero un incontro straordinario il nostro.

 

La camera ardente rimasta aperta dalle dieci del mattino fino alle diciannove è stata allestita nella Protomoteca del Campidoglio, dove centinaia di persone, colleghi, stuntman, fan, amici e la famiglia hanno voluto dare l’ultimo saluto e rendergli omaggio. Mentre Giovedì 30 giugno alle ore dodici si sono tenuti i funerali nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma. All’arrivo della bara, tra emozioni, applausi e pianti, s’intonavano le note della colonna sonora di “Altrimenti ci arrabbiamo”, uno dei suoi film più celebri. Accanto alla bara è stato deposto oltre ai fiori bianchi e celesti un barattolo di fagioli pasto simbolo degli spaghetti western e in ricordo di uno dei film più amati dai suoi fan “Anche gli angeli mangiano i fagioli”, come anche una bandiera della S.S. Lazio, squadra di cui era sostenitore.  

 

Insieme all’ex sindaco della capitale Gianni Alemanno, Massimo Ghini, il produttore Fulvio Lucisano, i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina, Dario Argento, Nicola Pietrangeli, Giovanna Ralli, Domenico Procacci, Nino Benvenuti e molti altri con gli occhiali da sole e il cappellino da baseball in testa c’era anche lui Mario Girotti, il compagno di viaggio delle tante “scazzottate” cinematografiche che hanno reso celebre la coppia: “Bud Spencer e Terence Hill”.

 

Per l’eroe dei due mondi anche al match Germania Italia, con una petizione partita da Milano e diretta al Presidente dell’Uefa Ángel María Villar, al Presidente della Figc Franco Tavecchio e ai due presidenti della Lega calcistica tedesca, è stato chiesto di giocare Sabato 2 luglio 2016 con la fascia nera, in segno di lutto.

 

“Scompare un grande del nostro cinema, ha detto il ministro Franceschini. “Ha saputo divertire intere generazioni e conquistare il pubblico con la sua grandissima professionalità”.

 

“Lui ha trasmesso la sua libertà con una gioia di vivere immensa. Desiderava fare tante cose ma era curioso anche di vedere quello che accadeva dall’altra parte e ora starà sicuramente ballando con le stelle” ha detto la figlia Cristiana Pedersoli, non ha mai avuto paura di nulla, dei dolori, dei giudizi della solitudine, neanche di questa morte che lo ha accolto mentre era fra le nostre braccia.” “Sono fiera di averlo avuto come padre, sono fiera di lui, che fortuna averlo incontrato trattenendo a fatica le lacrime dice la sorella Diamante“. “Era un uomo libero come nessuno al mondo…” racconta il figlio Giuseppe Pedersoli. Ha lasciato tanto amore. É scomparso circondato dall’affetto dei suoi cari e senza dolore, Mio padre si definiva un dilettante di alto livello ma per me era un campione. Lui si arrabbiava solo quando vedeva l'ingiustizia, la violenza, il sopruso, per i più deboli, i piccoli, le donne, non lo sopportava. Non ha sofferto, aveva tutti accanto e la sua ultima parola è stata “grazie”. “Ha fatto sognare, sorridere e appassionare intere generazioni, ha detto la prima Cittadina di Roma Virginia Raggi ma è a lui che il cinema e questa città dice GRAZIE”. Chiusa con un invito spetta a un nipote di Carlo Pedersoli leggere in breve quanto nonna Maria ha scritto a nome del marito:

 

“Godetevi le buone cose che vi possono capitare, io l'ho fatto, ora io vi abbraccio... e ancora una volta, "futtetenne".

Tags: le interviste di Angela Saieva

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