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Rosalinda Celentano sui palchi tedeshi

© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. Incontriamo una personalità davvero unica e rara. L’abbiamo incontrata a Pforzheim, ospite nella Notte Italiana organizzata dal dipartimento europa managing SDA Sanremo Eventi, dell’Accademia della Canzone Italiana in Germania. Artista poliedrica, Rosalinda Celentano si interessa di pittura e scultura. Ma anche nel cinema ha dimostrato di essere capace di provarsi in ruoli completamente diversi.


C’è qualcuno a cui è particolarmente affezionata? Confesso che la “Passione di Cristo” è stata un’esperienza così estrema che ha segnato una forte impronta nella mia anima. Sono un’autrice atipica, che ama l’arte come l’amore e l’amore come arte. Nei miei quadri ho invertito la bocca con gli occhi e viceversa e non ho un’idea ordinata del cinema nella mia testa. Il ruolo donatomi da Gibson rimane forse il più importante per la durezza e per tutta una serie di eventi che ne hanno fatto da sfondo.


Con il suo Satana della “Passione di Cristo” di Mel Gibson, ha dato dimostrazione di come oggi sia ancora possibile comunicare e trasmettere emozioni mediante lo sguardo. Che tipo di lavoro è stato fatto per raggiungere quell’intensità? Confesso che il ruolo di Satana non era presente nella sceneggiatura originale ma Gibson, dopo aver visto una mia foto ha voluto riscriverla per inserire il mio personaggio. A quel punto ho accettato, dichiarando di voler lavorare gratis. L’ho fatto per cinque splendidi mesi e confesso che al momento del provino in aramaico, non avevo ancora capito di che genere di esperienza sarebbe stata. Mi è stato chiesto di tagliare le sopracciglia e forse questo ha incrementato l’intensità dello sguardo. Sono felice per i complimenti che continuo a ricevere, ma il merito è soprattutto di un genio come Mel Gibson, grande attore, formidabile regista.

Perché l’addio al cinema?

Mi sento un'attrice atipica. Io non ho la testa da attrice. É un complimento che mi ha fatto Mel Gibson. Non amo molto chi fa questo mestiere. Gli attori sono troppo egocentrici, pensano solo allo specchio ma dovrebbero averne più d'uno, dentro e fuori. Tutti ti dicono quanto sei brava ma poi ti propongono solo lavori di basso profilo. Cosa pensa di una Famiglia se artisti?

Quando si è artisti, sarebbe meglio non avere bambini, perché loro hanno bisogno di attenzioni e di amore. Di una presenza che non può essere sostituita dalle tate. La famiglia forte che hanno costituito mia madre e mio padre ad esempio, è costituita da loro due e basta. É una cosa bellissima ma crea dei vuoti a un figlio. Quando manca l’amore materno e paterno accade un disastro. Spesso si cerca la distruzione.


É vero che vuole lasciare l'Italia?

Voglio andare in Spagna o a New York per studiare. Per fortuna ho la pittura, i miei quadri neo-impressionisti. Sto preparando un’altra mostra, dopo la prima personale a Brera, se ricordo bene ha dei suoi esordi al cinema, da “Yuppi Du” a “Treno di Panna”?

Della primissima volta ricordo solo un aneddoto. Ogni volta che il regista gridava “azione”, io puntualmente gridavo “stop”. Mio padre allora cercava di farmi capire che ogni volta che dicevo “stop” i soldini scalavano, ma all’epoca mi divertivo così, e forse già li si intravedeva un lato del mio carattere. Per il resto, delle mie prime volte sul set ricordo davvero poco. Si parla della difficoltà di fare cinema in Italia. Cosa ne pensa? Credo che in questo momento in Italia stia avvenendo un vero genocidio culturale. E’ totalmente il desiderio culturale di andare oltre il semplice sguardo perché la novità fa paura. Penso seriamente che o prima o dopo andrò via, perché qui non riesco a trovarmi bene. No ho il computer per scelta e il primo cellulare l’ho comprato solo tre anni fa, ma forse in questo sono un po’ troppo “estremista” io. Ma se è vero che oggi, accendendo una tv, una ragazzina si ritrovi incinta, visti i messaggi che continuano a passare, a quel punto scusate, ma io scappo!


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