FOMOROMANZO il nuovo album di IBISCO

© by TeleVideoItalia Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva.
Un disco che racconta la forza centrifuga asettica e anestetizzante, ipertecnologica e iperdivisiva del mondo in cui viviamo. E che la combatte ostinatamente, mostrando come proprio nelle fragilità, nei difetti e nell’imprevedibile risieda la bellezza dell’essere umano. FOMOROMANZO è il nuovo e terzo album di Ibisco in uscita venerdì 6 novembre per Panico Dischi. Un disco offline e offtech, profondamente e coraggiosamente umano: senza schermi e compromessi, senza scuse e maschere.
“Pensando a un’espressione capace di riassumere il senso del lavoro...”, aggiunge l’artista, “...mi piace l’idea di parafrasare Walter Benjamin, definendo FOMOROMANZO come un disco sulla riproducibilità umana in un’epoca di emotività tecnica.”
Anticipato dai singoli Tuona/Restituire, So bene come ti senti e Tentacoli del cuore con Marta Del Grandi, unica raffinata ospite del disco (che per l'occasione canta in italiano), FOMOROMANZO è scritto, composto e suonato quasi integralmente dal cantautore bolognese (al secolo Filippo Giglio) e da lui co-prodotto insieme a Marco Bertoni. Frutto di due anni di lavoro costante, meticoloso e quasi ossessivo, il disco plasma un universo musicale originale e autentico. Un sound compatto e organico, scuro e penetrante, su cui si stagliano testi incisivi, capaci di fondere una poetica densa a un quotidiano diretto, anche sguaiato, e dove la voce dell’artista, nitida e intensa, mantiene alta la tensione creativa. L’album raccoglie e sintetizza le coordinate musicali trasversali lungo le quali Ibisco si è sempre mosso, strutturandosi come una vera e propria tipografia acustica. Ed è così che l'impronta decisa del cantautorato italiano (la lezione di Dalla e Battisti, le visioni di Baustelle e CCCP, le inedite venature pop di Zucchero e le cadenze urbane à la Neffa) si amalgama in quella terra di confine tra rock d’impatto e le campiture di un’elettronica cupa e potente. Su questo tappeto sonoro si innestano poi le urgenze del post-punk e del post-rock (Joy Division, Fontaines D.C., Cure, Notwist), filtrando attraverso passaggi dance-punk (LCD Soundsystem) e l'essenzialità del lo-fi (Teen Suicide) e muovendosi tra architetture sonore più placide e lineari ed escursioni più eccentriche e martellanti.
Dieci canzoni che procedono per fotogrammi, stacchi d'inquadratura e sequenze sgranate, attingendo alla grammatica del cinema e della fotografia come a quella della letteratura. Una scrittura attenta e cesellata che sceglie di sporcarsi continuamente con la vita vera. E lo fa anche attraverso una parola che non si limita a descrivere ma crea, forzando la grammatica con neologismi, imperfezioni calcolate e termini inventati o volutamente scorretti. Un'esplorazione linguistica che restituisce un'identità radicata in una provincia non borghese, fiero baluardo di autenticità e rifugio dall’accelerazione. Ne è un esempio il titolo stesso dell’album, FOMOROMANZO, un calembour in cui si fondono in modo provocatorio un'ansia iper-contemporanea come la FOMO (Fear Of Missing Out) e una forma classica e desueta di narrazione per immagini, il fotoromanzo. Due opposti che collidono non in modo distruttivo ma generativo: l’album vuole disinnescare la costante polarizzazione e iperdefinizione del pensiero contemporaneo, ammorbidendone i confini. Si può (e si deve) essere tante cose insieme: siamo il frutto di un insieme in continuo divenire e alternarsi di idee, frammenti di vita, esperienze, emozioni, visioni non monolitiche. FOMOROMANZO vuole ricucire la frammentazione di un presente che si muove per estremi, tra fasi di frenesia compulsiva e momenti di stasi simili a deliri di insoddisfazione, fornendo una via di fuga da chi pretende di conoscere le coordinate delle nostre moltitudini.
Partendo dalle macerie della presenza digitale e dalla retorica della prestazione (il desiderio di evasione dall’iperconnessione schizofrenica di Offline; l’ode alla grammatica del guasto, che ancora distingue l’uomo dall’algoritmo, in Prompt; la fuga dalla sfiancante e opprimente sovrastruttura sociale in Fomoromanzo), l’album attraversa le traiettorie notturne di una città randagia e autentica (Bologna Centro) e le spirali grottesche delle relazioni, tra malsano esibizionismo e disperato bisogno di amore (Malizia Delizia). Si sfocia poi nel rifiuto dell'anestesia emotiva (la dipendenza da un’empatia incorruttibile e dirompente di So bene come ti senti, la catarsi collettiva attraverso la cultura della notte evocata come un mantra martellante in Psichedelicamente, la volontà di rimettersi in gioco in un mare di anime a pezzi di Tentacoli del cuore), dove la memoria e il dolore rimangono gli unici marchi in grado di certificare l'esistenza (Tuona). Fino al gesto finale di Restituire: l'abbandono delle tattiche, la resa alla concretezza dei corpi e l'invito spoglio a lasciarsi decifrare. FOMOROMANZO è un album che non si lascia diluire ma nemmeno calcificare: affronta, accetta e incide senza sconti la realtà nelle sue stratificazioni e sfaccettature, la espone in tutte le sue fratture e le sue ombre ma ne guarda anche tutte le luci. A volte deboli, a volte faticose, ma che non hanno intenzione di spegnersi. Segui le nostre interviste video anche su: televideoitalia.net/intervistelive
Servizio televisivo e stampa, redatto da TeleVideoItalia Angela Saieva e in onda on demand alla pagina: televideoitalia.net/intervistelive e sul Canale Channel-TV TeleVideoItalia.de - in collaborazione: Corriere d'Italia, AISE, SINE - © by TeleVideoItalia.net - Tutti diritti riservati




























Commenti