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I Senza Nome debuttano a Pforzheim


© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. É risaputo che il teatro richiede passione, sia per chi lo fa, sia per chi lo ascolta. Ma non per forza si deve essere attori professionisti, specie quando il racconto è storia quotidiana. Questo è lo spettacolo che il gruppo teatrale “I Senza Nome” della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim il 14 dicembre ha portato in scena: Cchiú scuru di mezzanotti nun po fari “Peggio di come va, non può andare ”. Una divertente tanto quanto riflessiva commedia siciliana, divisa in tre atti. È stata presentata nella Gemeindesaal della Sankt Antoniuskirche della Città. Il gruppo teatrale, grazie anche alla generosa ospitalità di don Arcangelo Biondo, ha messo in scena in modo ironico e leggero il quotidiano. Il Corriere d’Italia ha incontrato il veterano nel mondo teatrale Rosario Ietro e responsabile coordinatore del Gruppo teatrale “I Senza Nome”, il regista dello spettacolo Lillo Parla e don Arcangelo Biondo della comunità italiana del posto.


Il gruppo nasce con l’intenzione di proporre spettacoli teatrali. In chiave ironica e comica portiamo sul palco un’importante tema, il grave problema della disoccupazione, che opprime la quotidianità delle famiglie siciliane. Senza il sostegno dello Stato e senza prospettiva di vita, ci dice Rosario Ietro, molti giovani diventano vittime del proprio inconscio. Sono costretti a intraprendere strade sbagliate e a volte tragiche.

Non siamo degli attori professionisti. Siamo un gruppo di persone che, per passione e per divertimento, diamo nel nostro piccolo un contributo nel diffondere la lingua e la cultura italiana in Germania. Il nome della compagnia è nato per caso ma sembra portarci bene. Premetto che questo spettacolo è una replica. La prima è andata in scena a giugno e, raggiunto consenso di pubblico, a grande richiesta è stato ripresentato. A breve saremo anche a Mühlacker.

Il teatro è sempre stato la mia passione. Pensa che trentacinque anni fa, abbiamo organizzato a Pforzheim la prima Passione di Cristo. M’interesso a molte iniziative culturali e sociali, per i nostri italiani emigrati. Con i predecessori assistenti sociali, ho contribuito inoltre nell’integrazione del nostro connazionale a Pforzheim e circondario, specie in quella scolastica dei nostri figli. Così facendo, hanno avuto l’opportunità di imparare a pieno la lingua tedesca, evitando di finire in scuole secondarie.

È un tema che mi è stato sempre a cuore tant’è che, da un anno a questa parte l’abbiamo ripreso in Missione, grazie all’appoggio di don Arcangelo Biondo. Abbiamo già un buon numero d’iscritti, in continuo crescendo, termina Rosario Ietro, segno che c’è tanta voglia d’integrarsi. Mi auspico comunque che sopraggiungano aiuti concreti anche dall’alto, impegnato effettivamente in aiuto del nostro connazionale emigrato.

Tanti sono i progetti come aprire ad esempio uno sportello d’assistenza sul posto, sia per i nostri connazionali già residenti in territorio tedesco, sia per quelli in arrivo. Il fenomeno dei “Cervelli in fuga” è presente anche in Germania. Il tema dei giovani che emigrano con delle speranze, è ritornato attuale. Non espatriano più con la famosa “valigia di cartone” ma peggio, con un “Diploma o una Laurea” nel cassetto e quindi, sempre in cerca di un futuro migliore. Ringrazio di cuore la vostra presenza, principalmente per l’entusiasmo che voi trasmettete e perché, attraverso le vostre interviste e i servizi televisivi che mandate in onda, i nostri messaggi non restano inascoltati.

Da circa un anno stiamo portando avanti con successo questa commedia. La trama è un pensiero rivolta alla nostra Sicilia, anch’essa afflitta di problemi e principalmente capitanata dalla disoccupazione e dalla difficoltà di trovare un lavoro, ci spiega Lillo Parla. L’intreccio di situazioni costruiti e presentati appunto in tre atti, ci porta a far ridere il nostro pubblico ma nello stesso tempo a farlo riflettere sul senso della famiglia e come affronta determinate difficoltà. Stiamo portando in scena la realtà di quello che noi, già quarant’anni fa, abbiamo vissuto e che ancora oggi non tende a cambiare. Prova è, i molti giovani che emigrano in Germania e comunque all’estero, perché in Italia non trovano un futuro.

Tieni presente che, anch’io sono un diplomato, messo in fuga ventiquattro anni fa per la stessa ragione di scelta. Integrarsi inizialmente è difficile, sfido chiunque a dire il contrario, ma poi trovi quello che cercavi. Il pianto e la nostalgia non ti abbandonano mai, ma intanto ti crei una famiglia, una sistemazione, i tuoi figli vanno a scuola e infine ti rendi conto che la “costretta scelta fatta di emigrare” ti ha portato a generare una vita e un posto migliore per la tua famiglia.

Permettimi di ringraziare i miei amici che fanno parte di questa compagnia teatrale, termina Lillo Parla, grandi sostenitori e che insieme condividiamo la stessa passione; il nostro parroco don Arcangelo Biondo che ci mette a disposizione la Missione, per provare le scene; voi di TeleVideoItalia.de, il Corriere d’Italia e la SDA FotoVideo Production che avete aderito al nostro invito e dato l’opportunità di divulgare i nostri sentimenti e ideali, realizzando per l’occasione un reportage televisivo sulla nostra commedia.

Anzitutto ringrazio i nostri parrocchiani e i nostri laici, soprattutto il nostro carissimo Rosario Ietro. Lui davvero mi sta dando una grande mano e non solo per il teatro, ma anche per integrare i nostri italiani nella lingua tedesca, ci dice il padre guanelliano don Arcangelo Biondo. Con piacere vedo che i nostri laici si muovono con successo. Il Concilio Vaticano II, non a caso li invita a muoversi e a darsi da fare. Li chiama “Giganti addormentati” e quindi, svegliandosi, molti problemi delle nostre comunità missionarie si possono risolvere. Sono contento perché, anche attraverso il teatro si diffonde la cultura italiana e si aggregano le famiglie, dandoci maggiore modo di evangelizzare.

La nostra chiesa non è bilanciata solo sulla preghiera o sull’eucarestia, ma si nutre di altrettanti momenti aggregativi. É salutare trovarsi insieme anche per farsi una sana risata, questa è pur sempre aggregazione. Tieni presente che a Pasqua, per la domenica delle Palme, è in progetto inoltre la Passione di Cristo e quindi, continuiamo a evangelizzare. Certo, sarebbe bello portare fuori dalle nostre sacrestie e chiese questi preziosi e riflessivi momenti. Ben venga dunque concreti aiuti. È importante evangelizzare anche all’esterno. “I Senza Nome” hanno saputo unire molte famiglie.

Giacché siamo nel periodo natalizio colgo l’occasione, attraverso sempre la vostra gradita presenza, di fare un augurio a tutti. Vi ricordo comunque che “il Natale” per noi cristiani non è solo memoria del presepe dove il nostro Dio si è incarnato, o fare regali, ma farsi trovare anche con le “mani nel sacco” intenti a donare qualcosa ai più bisognosi, ai poveri, agli ultimi. Buon Natale e sereno Anno Nuovo.


La compagnia teatrale “I Senza Nome” è composto da: Rosario Ietro nei panni di “Gianni” il capo famiglia. Tiziana Di Naro, nei panni di “Maddalena” la moglie. Massimo D'Antoni, nei panni di “Michele” il fratello. Gaspare Caffarelli, nei panni di “Don Tanino” il padrone di casa. Lillo Parla, nei panni del “Dottore”. Giuseppe Potestia, nei panni di “Rosolino” il creditore. Croce Bracco, nei panni della “Mamma di Maddalena”. Vincenza Di Naro nei panni di “Grazia” l’addetta ai casting. Giuseppe Palumbo nei panni del “Prete”. La sceneggiatura è di Franco Scarfo', la tecnica e audio di Vincenzo Amella. Il reportage televisivo redatto in collaborazione con la SDA FotoVideo Production è visibile al sito televideoitalia.net e corriereditalia.de

Questa compagnia, se pur racchiuso nel loro piccolo mondo teatrale, ha avuto il coraggio di esprimersi apertamente e lanciare un messaggio molto forte là dove, spesso, l’indifferenza regna sovrana. Diffondere la verità mettendoci la faccia non è facile, ancora meno quando con coraggio si affrontano certi temi reali e che in qualche modo, chi più o di meno, si rispecchia.Comunicare con i propri simili con parole espressamente più semplici, se non proprio elementari, per essere raggiungibili a tutti; come far valere i propri principi, rispettando quelli degli altri; esporre le proprie idee, nel rispetto di chi ci ascolta; fare critiche purché costruttive; ascoltare, ed essere ascoltati; essere accolti per le proprie capacità e competenze, senza indurre nessuno a lasciare la propria Terra, o a fare degli errori che segnano per sempre la vita; aiutare e dare una sistemazione prima ai figli della propria Patria, per poi tendere giustamente anche la mano agli altri... è un diritto sacrosanto di tutti. Benvenga allora se, anche il grido di aiuto lanciato dalle comunitá italiane emigrate, ogni tanto trovano loco.

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