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Edoardo Bennato sui palchi tedeshi


© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. Anche se non é stato veramente tutto rose e fiori, il mito guarda con orgoglio il suo passato. Lo incontriamo subito dopo il suo spettacolare debutto tenutasi al Residenzschloss Blühendes Barock Ludwigsburg insieme ad altrri tre artisti italiani che hanno rappresentato per la parte italiana perfettamente il nostro tricolore, come Toto Cutugno, il duo italiano Dino & Angela, Pupo. Comé fare musica? Fare musica non è come progettare poltrone o automobili, dove il nome o il rapporto qualità-prezzo basta a se stesso. In molti campi sono solo i numeriche sanciscono le tue capacità. Nel mio mestiere non è mai stato così Qualcuno sostiene il contrario? Quando uscì il primo album “Non farti cadere le braccia” avevo già anni di gavetta alle spalle. Il direttore della Ricordi di allora, nonostante le canzoni fossero ben realizzate, mi chiamò per dirmi che ce l’avevano messa tutta, ma la mia voce secondo alcuni era sgraziata e per questo i miei pezzi non passavano. Era come non esistere, nessuno avrebbe comprato un mio disco se non funzionavo in radio o in televisione. Come se ne é uscito da questo impatto negativo? Presi il mio tamburello a pedale e mi piazzai di fronte al bar Vanni di Roma, vicino alla sede della Rai. Così venni notato dal direttore di “Ciao 2001”, settimanale di musica molto importante in quel periodo. Iniziai a suonare nei festival con Franco Battiato e molti altri cantautori della mia generazione. Fu allora che mi guadagnai la patente, quella che fino a quel momento mi era stata negata dall’industria discografica e dal mondo dorato dello spettacolo. Come é arrivato alla popolaritá e nelle classifiche? Da cantante di avanguardia ho raggiunto la popolarità con brani di un certo contenuto ma comunque rivolti a tutti. Per questo ho conquistato le classifiche. A quel punto però ho dovuto affrontare la diffidenza, non solo di chi all’inizio aveva creduto in me ma anche quella dei discografici che cominciavano a guardare con sospetto il mio percorso alternativo, in continua crescita. Così sono rimasto da solo, con la mia rabbia e la mia disperazione. Lei è stato il primo artista italiano a essersi esibito a San Siro. Che emozioni ha provato nel battezzare un luogo così importante per la musica? È stato un momento fondamentale della mia carriera, non per i 75 mila paganti diquel concerto ma perché in quei giorni avevo riempito gli stati di Massa Carrara, Genova, Torino e Napoli. Il tutto nel giro di sole due settimane. Un risultato cui avevo iniziato a lavorare quando, dopo il primo disco, mi dissero che non c’era più niente da fare. In che modo va difesa l’identità regionale nella musica leggera italiana? La nostra identità regionale è un tesoro apprezzato all’estero alla stregua della nostra identità nazionale. Bono degli U2, peresempio, quando ha iniziato a collaborare con Pavarotti ha scoperto la canzone napoletana e i suoi grandi interpreti. In realtà, il nostro pop si è evolutocon l’influenza della musica in arrivo dagli Stati Uniti. Penso a Mina,Celentano, Morandi, Little Tony e anche a Peppino Di Capri, un artista che considero d’avanguardia. Un precursore della musica dei Beatles. Sanremo è stato spesso veicolo d’esportazione?

Già, dal Festival hanno preso il volo carriere importanti come quelle di Eros e Vasco, Però, sotto certi aspetti Sanremo è sempre stata una barzelletta. Per esempio, il regolamento prevede che si presentino solo pezzi inediti. In realtà, molti casi nel passato dimostrano che quella norma non è stata rispettata. In questomomento qul’è il problema sociale che le sta più a cuore? Mi preoccupano le donne. Con tutto ilrispetto che nutro per il mondo maschile, sono loro che con il loro impegno portano avanti la baracca, in ogni campo. Tuttavia, imitano troppo gli uomininei comportamenti peggiori. Parlano, fumano e amano come loro. Chiedo alle donne di credere nella loro femminilità e di difenderla a ogni costo. Due aggettivi per descrivere Napoli? Bella, perché nonostante tutto Napoli resta la città più bella del mondo. É condannata, in quanto non sembra in grado di sfuggire al suo destino negativo. In fondo, però, ho ancora la speranza che la situazione possa cambiare. E, come canto nel ritornello di “La mia città”, non cambierà mai niente se ci credo solo io.


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