• © Angela Saieva

Per il Cammino di Santiago Padre Fabio Pallotta incontra la comunità Cattolica Italiana di Pforzheim


© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa - Angela Saieva. In occasione degli incontri di ritorno per i pellegrini sul Cammino di Santiago, il padre superiore della missione dei Guanelliani e cappellano degli italiani nella Cattedrale di Santiago Fabio Pallotta ha giunto alle sue tappe anche quella di Pforzheim. La presenza fortemente voluta dai padri guanelliani della Missione Cattolica Italiana della Città tedesca, don Arcangelo Biondo e padre Rocky, ha portato esito positivo.


È un piacere ospitare padre Fabio Pallotta nella nostra missione a Pforzheim. A lui va un grazie per la sua fraterna presenza, per avere accettato il nostro invito, per averci lasciato degli input e fatto aprire nuove forme di povertà. Noi abbiamo seguito il nostro cuore e le parole di don Luigi Gian Battista, ci dice padre Arcangelo Biondo, che ci raccomandava nella sua recente visita di aprire ponti. La venuta di padre Fabio Pallotta in Germania s’intreccia con il primo Avvento, il primo dell’anno inteso come capodanno dei cristiani, e il forte desiderio di propagandare il Cammino di Santiago anche nella nostra comunità a Pforzheim. L'accoglienza già da stamani in chiesa è stata calorosamente sentita, adesso quello che mi auspico è di avere e stimolare tanti giovani italiani della nostra comunità a fare questa bellissima esperienza spirituale sul Cammino di Santiago.


Io ho bei ricordi di padre Fabio Pallotta quando ero a Roma studiavo teologia, aggiunge ai nostri microfoni padre Rocky Maria Arokiadoss Antonyraj. Ricordo che andavo nella sua parrocchia e lo vedevo accerchiato da quattro cinquecento giovani e ammiravo orgogliosamente il suo carisma, la sua spiritualità e il suo modo di farsi seguire e ascoltare. Sicuramente anche lei avrà notato che è un bravo comunicatore e che in breve tempo riesce a dire tante cose. Oggi in chiesa ad esempio gioivo nel vedere con quanta attenzione e ammirazione i nostri fedeli seguivano padre Fabio, quando ha presieduto la santa messa. Con il suo modo simpatico e genuino nel dire le cose è stato in grado di entrare nell’animo dei presenti e a scoprire tante cose e questo contatto è da considerarsi un’occasione di vita, d’informazione e di sapienza. Ha un animo buono, gentile e caritatevole con tutti. Chiunque lo incontra non ha difficoltà di fare amicizia e di beneficiare della sua caritatevole bontà. Ricordo ancora le sue parole quando lo incontrai per la prima volta: tieni, mi disse, queste sono le chiavi e quello che è mio è anche tuo. Padre Fabio Pallotta è un grande dono per tutti, anche per noi sparsi in ventitré o ventisei paesi di tutto il mondo. Certo, ognuno di noi svolge un compito ben preciso, chi nella liturgia chi nei pellegrinaggi e quant’altro ma ritengo che padre Fabio Pallotta sia competente nell’eseguire e approfondire lo studio del nostro fondatore Don Guanella.


Lavoro nella Missione Italiana dei Guanelliani sul Cammino di Santiago e devo dire che tutto ciò si basa proprio su questo, ci spiega padre Fabio Pallotta. Sarebbe giusto comunque partire da sette anni fa quando, nelle due ultime tappe del cammino che arriva alla Santiago de Compostela sull’antica via dei pellegrini, è stata aperta dall’opera di Don Guanella una Missione Guanelliana. A noi sono stati affidati appunto le due ultime tappe finali, l’itinerario tradizionale francese che parte dall’abbazia di Cluny e l’ultima tappa del cammino Francese, l’ARCA, quella erroneamente chiamata Pedrouzo. Abbiamo in cura e accogliamo spiritualmente i pellegrini provenienti da tutto il mondo e parliamo di una popolazione dai quattro ai cinquecentomila l’anno che passa per questo sentiero francese.


Padre Fabio, dove nostro Signore predicava il Vangelo, oggi ci sono luoghi di culto. Cosa l’ha spinta a percorrere questo primitivo cammino spirituale e cosa le manca per avere fatto questa scelta di vita?

In realtà, l’opera di Don Guanella, si è aperta a questa forma nuova di annunciare il Vangelo nel 2010. Io ero allora parroco in Puglia e terminavo il mio decennale servizio pastorale ad Albero bello, la Città dei trulli. Tra le diverse proposte che mi fecero di dove essere trasferito, proposi io ai miei superiori di metterci a Santiago de Compostela, giacché il mondo oggi va proprio lì. Farci trovare dove i fedeli passano, è un modo semplice per annunciare il nostro Vangelo. La differenza a mio avviso sta nel non dipendere dai parrocchiani che vengono in Messa ma farsi trovare là dove passano numerosi. Il progetto è partito come un esperimento o per meglio dire una scommessa e mi trovo invece lì da ben sette anni, mi creda dunque se dico che nulla è più definitivo delle cose provvisorie da noi. Sono partito allora con un anziano padre italiano della zona di Monza, dalla Brianza.


Oggi siamo in quattro, due dall’india, anche per coprire diverse e vaste aree linguistiche, poiché ognuno ha il piacere e l’opportunità di ascoltare e confessarsi nella propria lingua madre e fare le proprie meditazioni. Ammetto che in Spagna mi trovo benissimo se non fosse solo per mamma che è in Italia. Non nascondo che mi piacerebbe tanto, se fosse possibile, tornare in Italia e dedicarmi proprio allo studio del nostro fondatore, alla sua diffusione e conoscenza. Di questo ho parlato anche con i miei superiori. Vado spesso in Africa, in India e in America a parlare del nostro fondatore don Guanella, anche perché non abbiamo nessuno che lo fa o, forse perché nessuno può competere con me, scherzando ci dice. No, in realtà credo di fare bene la mia missione e a maggior ragione potrei dedicarmici in pieno.


Padre Fabio, quale importante missione e ruolo veste ed ha la vostra grande famiglia guanelliana a Santiago de Compostela?

Amministriamo i sacramenti, ascolti, dialogo, confessioni, conferenze, dando un senso e un itinerario specifico anche ai nostri italiani di quello che si sta facendo. Animiamo inoltre il vero e proprio cammino a Santiago, un’esperienza che molti oggi fanno in un modo snaturato, agonistico, magari paesaggistico o semplicemente esistenziali e non percepiscono realmente il vero significato di tale pellegrinaggio. La nostra missione consiste nel ridare la possibilità alle persone di fargli vivere l’esperienza che anticamente i pellegrini con le loro norme e le loro caratteristiche facevano. Abitualmente guidiamo due tre pellegrinaggi l’anno riservati ai giovani di una fascia che varia dai diciotto ai trentacinque anni. Sono un centocinquanta suddivisi in gruppi di circa cinquanta ognuno.


Quale tipo di popolo s’incammina in questo luogo sacro ma soprattutto, cosa cerca?

Un popolo vastissimo. Dal semplice fedele, al bigotto tradizionale al giovane ragazzo di parrocchia. Dalle famiglie che si sfasciano, che hanno perso un figlio, che ha avuto un incidente stradale o un matrimonio fallito, a quelle che hanno sofferto di malattie improvvise o abbandoni. Vengono terroristi, persone che hanno commesso dei reati gravi e non sono stati ne trovati ne puniti e quindi vengono con un senso di colpa e una voglia di rinascita. Circa tre anni fa è passato anche uno degli autori della strage nella stazione di Bologna. Sul Cammino di Santiago trovi un popolo che arriva da tutta Europa e con o non un piccolo o grande problema. Tutto questo si è generato credo per una specie di moda partita dagli anni novanta, soprattutto da Assisi, quando dei francescani del posto facevano e animavano le famose giornate per i giovani. Indipendentemente dal fatto che fossero irrequieti, depressi o coperti di un lutto, disoccupati o disavventurati, consigliavano loro comunque di andare a fare il Cammino di Santiago. Oggi arriva un popolo di gente che cerca chissà che ma a Santiago non c’è la soluzione dei loro problemi anzi, metaforicamente parlando, chi viene lì con cinque se ne ritorna a casa con otto e con le gambe che gli fanno male e con qualche soldo in meno. In realtà chi va a Santiago de Compostela e ha fatto il cammino nella verità, ha conosciuto solo e realmente un po’ se stesso, che non è poco. Per questo invito chiunque ad abbracciare questa esperienza.


A Santiago de Compostela che tipo di pellegrino arriva e chi trova ad attenderli in questo cammino?

A mio avviso, il popolo che arriva sul Cammino di Santiago è un certo tipo di popolo che in gran parte è abbastanza lontano dalla pratica religiosa. In realtà è un po’ come diceva lei inizialmente, il nostro è un annuncio di strada e il pellegrino quando arriva non trova nulla di strutturato ma solo una chiesa e un prete seduto pronto ad ascoltarlo e a fargli aprire il suo cuore, sempre se lo vogliono. La cosa più sorprendente è l’incontro con le situazioni umane di questa gente che si apre con noi per la prima volta e raccontano le loro fragilità senza tanti timori, anche perché nel loro abituale di vita di norma non si rivelano e non raccontano così facilmente di se nemmeno al loro parroco. Magari non lo vede dalla sua prima comunione. Questo avviene un po’ per l’imbarazzo e un po’ per lo scrupolo di essere conosciuto, criticato o malvisto dato che si trova nella sua stessa località. Per questo è importante che chi arrivi lì, trovi un’esperienza di chiesa, gente che prega, che l’aiuta a pregare e a ritrovare in qualche modo la vita sacramentale.


É in grado di raccontarci delle emozioni e dove incontra maggiormente i nostri connazionali?

Si, l’impatto più forte è trovare da una parte il grande regalo che ti fa la gente che si scopre e che ti raccontano storie che tu non immaginavi mai ti dicessero e quindi entri nel loro animo; dall’altra avere una grande responsabilità e non tradire la loro sensibilità, perché per un credente che si trova davanti ad un prete che non conosce e mette a nudo la propria identità vuol dire davvero tanto. Stando alle emozioni che lei mi chiede inoltre è lo scoprire come si spezzano, come piangono, come si emozionano in questo Cammino di Santiago. È un percorso che ti regala esperienze forti non solo di livello fisico ma anche umano e riflessivo poiché in questa quotidianità frenetica che ci circonda, non si trova nemmeno più il tempo per fermarsi un po’ a riflettere tanto meno a piangere. Eppure ne vedo tanti che in questo percorso piangono. È giusto porre comunque l’accento anche sul fatto che mentre sul cammino francese che è il più centrale intercettiamo una percentuale alta ma parziale di pellegrini italiani, nella cattedrale della Città di Santiago dove si uniscono tutti gli otto nove cammini e dove sono situate le varie cappelle, c’è anche quella per gli italiani. É lì che li incontriamo proprio tutti i nostri connazionali e li accogliamo con la catechesi, con la santa messa e con una guida ben precisa.


Per terminare questo nostro straordinario incontro padre Fabio Pallotta, tra tutti suoi impegni com’è riuscito a scrivere anche dei libri?

All’interno di Don Guanella uno dei problemi che si è posto dopo la sua morte, è stato un po’ l’aspetto dello studio del fondatore. Nascono così degli esperti della sua vita biografica, dei suoi scritti, della sua spiritualità. Nella nostra congregazione guanelliana, diversi sono stati i sacerdoti esperti che si sono cimentati in questo campo e due in particolare intenti a completare questo quadro essenziale rimasto incompleto, poiché prematuramente scomparsi. Di fatti oggi ci sono molti campi scoperti delle indagini fatte su Don Guanella. Ad esempio, non è mai stato studiato a fondo l’epistolario di Don Guanella che sono un quattromila lettere e ce ne sono ancora un migliaio in giro negli archivi, alcuni forse anche in Germania e che bisogna recuperare. L’epistolario per la conoscenza di una persona è una fonte viva, perché raccogli le sue battute, delle domande, delle esclamazioni, dei suoi rimproveri e quant’altro che nei libri di spiritualità non trovi. Insomma, l’epistolario è interessantissimo. É come avere Don Guanella a telefono, più naturale. Io ero ancora seminarista quando ho intrapreso questi studi storici e spirituali di Don Guanella, quindi parlo di trent’anni fa. Conoscere la sua idea di mondo, di uomo, di società, di progresso e di chiesa che aveva, spiritualmente mi affascina.


Noi annunciamo il Vangelo sull’originale scia della sua epoca, dove lui ha dato una risposta interessandosi di mondi che in termini moderni oggi sono bene assistiti e in certe culture anche privilegiati. Parlo della disabilità, dell’anzianità, degli abbandonati, a quelli cui nessuno da una risposta, etc. e quindi mi sembra giusto adattarsi al mondo che cambia. A mio avviso dunque dobbiamo andare avanti, chiederci e aiutare chi oggi sono realmente scoperti e senza tutela solo in questo modo possiamo seguire le sue orme. Desidero ringraziare la vostra presenza e la grande attenzione che mi avete dedicato e, giacché siete in grado di arrivare a tutti i nostri connazionali italiani residenti in Germania e oltre, permettetemi di terminare questo nostro incontro nel chiedervi di divulgare un nostro invito rivolto a tutta la popolazione italiana. Ogni anno facciamo il Cammino di Santiago e nelle locandine che stiamo diffondendo attraverso le parrocchie, come nella Missione Cattolica Italiana di Pforzheim, ci sono due importanti date rivolte ai nostri giovani da diciotto ai trentacinque anni e che seguirò in prima persona il 7 -15 luglio e il 18 - 26 ad agosto 2018. Attendo una grande partecipazione perché ritengo che sia per tutti un’esperienza unica e da non mancare.


Altre informazioni si possono trovare direttamente anche sul sito www.guanellianidisantiago.it - www.donguanellaxte.com Grazie infinitamente anche alle telecamere di TeleVideoItalia.de e di Channel-TV che in cooperazione con gli studi di SDA FotoVideo Production hanno realizzato per l’occasione un servizio televisivo rendendo sicuramente questo nostro breve incontro più interessante e con immagini suggestive.

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