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Gianni Morandi festeggia cinquanta anni di carriera


© by TeleVideoItalia.de - Rotocalco italiano in Europa - Portale TV Stampa di Angela Saieva. Il 7 e 8 ottobre celebrerà a Verona il mezzo secolo di musica. Insomma, un bel traguardo. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con l'eterno ragazzo, che sembra avere preso la decisione di ritornare a incidere due concerti che sono esplicitamente ispirati da quelli di Adriano Celentano. I costi dei biglietti sono previsti da 20 a 90 euro per le prime file. Leonardo De Amicis dirigerà un’orchestra di 100 giovani musicisti. Di piú non rivelano.


Aver fatto a lungo il personaggio televisivo, pensa che abbia tolto qualcosa al peso che le viene attribuito nella canzone italiana?

Non so, io credo che fare televisione, come fare tutto quanto, mi abbia arricchito professionalmente e personalmente. Ho sempre vissuto ogni cosa come un’occasione per imparare.


Joan Baez all’epoca cantava il tuo pezzo. Ti sei mai sentito snobbato?

No Angela, io cerco di essere onesto con la mia carriera. E so che dal ’62 al ’71 quello che ha funzionato è stato il personaggio, più che il cantante Morandi. Anche se le canzoni avevano un grande successo. In compenso se finivo sui giornali era per cose che non riguardavano la musica: la famiglia, la moglie, i bambini. Ero un ragazzo guidato per mano da Morricone, Migliacci, Zambrini, Bacalov: mi dicevano ‘Canta questa canzone’ ed io cantavo. Gli anni ’70 per me sono stati complicati. Certe scelte oggi sembrano un po’ goffe, come “Lo prendi papà” che però infine vendette parecchio.


Nel ’71 il Cantagiro era una roba già fuori tempo massimo, sapeva di boom economico, no?

Decisamente. In alcune zone d’Italia funzionava ancora bene, portava i cantanti al pubblico.


Nella fase della rimonta, é stato “quell’uno su mille che ce la fa”?

Credo che dal 1981 sia cambiato anche il giornalismo, iniziarono a valutarmi come un cantante pop magari un po’ vintage, ma ancora in grado di raggiungere il pubblico. Avevo fatto anche sette anni di conservatorio e un po’ mi è servito, ho imparato a usare meglio la voce, a porgere meglio il testo. Poi, io stesso ero passato da testi scritti molto rapidamente, subordinati alla musica, alla consapevolezza che le parole di una canzone sono importantissime. Se il testo è sbagliato, il pubblico non fa sua la canzone. Mi viene da dire che da quel momento in poi sono stato addirittura sopravvalutato. Sono stato fortunato.


Che impressione ha avuto della musica italiana che c’è in giro?

Sai, siamo stati criticatissimi. È molto difficile fare scelte, accontentare tutti. Non mi sembra affatto che la musica italiana sia spenta. Insieme a quella inglese e brasiliana abbiamo sempre avuto una nostra originalità. Noi siamo la patria del melodramma, abbiamo sempre avuto in mente la canzone. Sta prendendo molte influenze esterne, a partire dall’hip hop. Oggi tutto si mischia. Ma la musica italiana ha una sua forza. Ci sono belle cose in giro, Negramaro, Bersani, Cremonini, Tiziano Ferro, Jovanotti.


Mentre annunciava i concerti all’Arena ha detto una cosa: torno a fare il mio mestiere...

Sì, sono sette anni che non incido un album di inediti. Ho presentato due edizioni di Sanremo, girato un film, fatto teatro, parecchia tv.


Cantautori e autori, come li trova?

Ma i cantautori sono autori anche loro. E per me hanno scritto Cocciante, De Gregori, Dalla, Battiato che ha composto "Che cosa resterá di me". Io sono nato in Emilia figlio di un pensiero rosso e partigiano…’. Quelle parole le ha messe specificamente per me. Io non sono un autore. Ma giovani autori credo cche ce ne siano: magari se ne parla poco perché oggi tutti cercano di cantare i propri pezzi. Ho cantato l’80% degli autori italiani. Migliacci, Zambrini, Mogol, Morricone, Bacalov, gente che ha vinto premi Oscar. In tutto, più o meno sono seicento canzoni.


Gianni Morandi dal 1963 al 1975?

Ah, il primo: Andavo a cento all’ora, Fatti mandare dalla mamma, Go kart twist, scritta da Ennio Morricone. C’è da dire che io non l’ho mai concepito come album. Anche se è vero che era la raccolta di quello che io ero in quel periodo: all’epoca si facevano i 45 giri, poi quando ce n’erano abbastanza, li si metteva tutti assieme. Un giorno Ettore Zeppegno mi portóalla RCA e mi disse a sorpresa, questo è il 33 giri!’. In copertina c’era una foto che io avevo fatto su un caterpillar che stava realizzando il Raccordo Anulare a Roma e quella fu la copertina. Quella foto, a ripensarci, è il segno di un’epoca anche lei”.

É stato bello conoscerti, saluto attraverso la tua emittente TeleVideoItalia Angela i miei fan.


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